Il Mantovano affronta un preoccupante calo delle imprese nel 2026, con un saldo negativo di 207 aziende nel primo trimestre. Gli artigiani della CNA segnalano una crisi strutturale e la mancanza di ricambio generazionale.
Calo imprese mantovane nel primo trimestre 2026
Il 2026 è iniziato con un bilancio negativo per le attività economiche nel Mantovano. L’analisi Movimprese, elaborata da Unioncamere e Infocamere, rivela un saldo di -207 imprese tra gennaio e marzo. Le cessazioni sono state 832, mentre le nuove iscrizioni si sono fermate a 625. Questo dato rappresenta una flessione dello -0,58%. La provincia si posiziona così ultima tra le realtà lombarde per crescita imprenditoriale. Solo Brescia, Como, Milano e Varese hanno registrato un lieve aumento.
Il trend negativo si aggrava rispetto agli anni precedenti. Nel 2025, nello stesso periodo, il saldo era stato di -128 (-0,36%). Nel 2024, invece, si era attestato a -108 (-0,30%). I dati indicano un peggioramento costante del quadro economico locale.
Confronto con Lombardia e Italia
La Lombardia nel suo complesso mostra un quadro più positivo. Il primo trimestre del 2026 ha visto un saldo di +722 imprese, con 18.599 nuove iscrizioni e 17.877 chiusure. Questo dato regionale contrasta nettamente con la situazione mantovana.
A livello nazionale, il primo trimestre del 2026 ha registrato un saldo positivo di 690 imprese. Le iscrizioni sono state 105.051, a fronte di 104.361 cessazioni. Il tasso di crescita trimestrale nazionale è dello +0,01%. Questo risultato migliora i dati del 2025 (-0,05%) e del 2024 (-0,18%). Al 31 marzo 2026, il totale delle imprese registrate in Italia ha raggiunto 5.811.877 unità.
Analisi settoriale e settori in difficoltà
L'analisi settoriale, basata sulla nuova classificazione Ateco 2025, evidenzia uno spostamento verso i servizi. I settori con le migliori performance sono quelli finanziari e assicurativi (+2.301 imprese, +1,55%) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (+3.168 unità, +1,25%). Crescono anche il settore immobiliare (+1.836, +0,56%) e i servizi di supporto alle imprese (+1.243, +0,54%).
I comparti più tradizionali, invece, continuano a soffrire. Il commercio ha perso 9.617 unità (-0,77%). L'agricoltura ha visto la scomparsa di 6.141 imprese (-0,91%). La manifattura si è contratta di 2.517 unità (-0,52%). Si segnala una crescita percentuale significativa nel settore della fornitura di energia elettrica, gas e vapore (+1,70%).
Allarme artigiani: un problema strutturale
La Cna (Confederazione Nazionale Artigianato e Piccole Imprese) lancia un forte allarme per il settore artigiano. Il calo delle imprese è una tendenza consolidata da tempo. Negli ultimi dodici anni sono scomparse 3.600 aziende artigiane, di cui 552 solo negli ultimi cinque anni. La direttrice della Cna, Elisa Rodighiero, definisce il fenomeno «un problema strutturale iniziato molto prima del Covid».
La pandemia ha accelerato una crisi che affonda le radici in fattori culturali. Vi è una progressiva svalutazione del lavoro manuale rispetto alle carriere accademiche o impiegatizie. Questo porta a una cronica mancanza di ricambio generazionale. Rodighiero sottolinea che il 2026 si prospetta complesso. Tra le cause, l'invecchiamento dei titolari: solo il 30% delle imprese familiari riesce a passare alla generazione successiva. A ciò si aggiunge la scarsa attrattività dell'artigianato per i giovani e l'incertezza economica globale.