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Gisele Pelicot e Gino Cecchettin si sono incontrati per la prima volta a Mantova, in un evento toccante al Festivaletteratura. Entrambi hanno condiviso le loro esperienze di lotta contro la violenza e l'abuso, offrendo speranza e forza a molte persone.

Incontro al Festivaletteratura di Mantova

Gisele Pelicot e Gino Cecchettin si sono incontrati per la prima volta. L'evento si è svolto al Festivaletteratura di Mantova. È stato uno degli appuntamenti più attesi. Ha commosso e ricevuto applausi da un vasto pubblico. L'incontro è avvenuto nel giorno di chiusura. Era l'edizione del trentennale della manifestazione. La data era il 13 settembre.

La vergogna superata e la forza trasmessa

«Vi assicuro che oggi la vergogna non mi appartiene più», ha dichiarato Pelicot. «Proverei vergogna se non avessi preso la decisione che ho portato avanti». È consapevole della forza trasmessa a tante donne. Spera di poter continuare a farlo. Li incoraggia a non dubitare mai. A non chiedersi se la decisione sia giusta. A seguire la propria spinta. «Non esiste una vittima diversa dalle altre», ha aggiunto. Ogni vittima deve avere il diritto di parlare. Soprattutto di avere fiducia in se stessa. «Questa è la cosa fondamentale», ha concluso Pelicot, emozionata.

L'incontro si è concluso con un forte abbraccio. Tra lei e Cecchettin. Lui è il padre di Giulia. La ragazza fu uccisa dall'ex fidanzato nel 2023.

La consapevolezza prima del gesto atroce

«La vergogna viene dopo e forse non è neppure vergogna», ha affermato Gino Cecchettin. «Vorrei parlare di cosa accade prima. Vorrei parlare di quella consapevolezza che non ci permette di fare gesti atroci».

Pelicot è sopravvissuta a dieci anni di abusi. Questi erano perpetrati dal marito. Con la complicità di decine di uomini conosciuti in rete. Ha scelto di affrontare il processo a porte aperte. Ha spiegato: «Prima di questa storia non mi consideravo una femminista radicale». Forse non lo è ancora. È femminista a modo suo. Per aver fatto la scelta di opporsi al tribunale a porte chiuse. Incontra spesso uomini per strada. O in treno. Nei suoi spostamenti. La ringraziano per averli aiutati a cambiare lo sguardo sulle donne. Hanno cambiato il modo di guardare le loro figlie.

«Esisteranno sempre, immagino, degli uomini irriducibili», ha proseguito Pelicot. «Ma credo che tutta questa sofferenza abbia comunque risvegliato qualcosa in moltissimi uomini». Un uomo che commette atti di violenza. O arriva a operare la sottomissione chimica. Ha una grandissima sofferenza a sua volta. Questa sofferenza non va trascurata. È un dolore che la società deve prendere nel suo insieme. In Francia ci sono state alcune disposizioni di legge. Ma non sono davvero quelle che cambieranno le cose. La cosa importante è che ci sono tanti uomini oggi che si stanno rimettendo in discussione. E lei molti di questi uomini li ha incontrati.

Slogan e critiche ricevute

L'affermazione di Pelicot, «La vergogna deve cambiare lato», è diventata uno slogan. Nell'incontro moderato da Ilenia Caito. Cecchettin, autore poco dopo la morte della figlia di «Cara Giulia» (Rizzoli). E Pelicot, autrice di «Un inno alla vita» (Rizzoli). Hanno parlato anche delle critiche ricevute. «Ne ho ricevute molte», ha sottolineato Pelicot. «Ma cerco di restare positiva perché so da dove vengo. E soprattutto so dove vado». L'importante è continuare a essere sinceri. Autentici. Senza prestare attenzione a chi ci giudica. Pelicot riceve moltissime lettere di donne. Le dicono «grazie!».

Cecchettin invita ad andare contro gli stereotipi. «Non giudico mai chi mi giudica», ha detto. «Vado avanti per la mia strada e il ritorno c'è». Il suo libro gli ha attirato un sacco di critiche. Ma lui non si voleva rassegnare. Voleva parlare di Giulia. E lei ora vive.

La scrittura come terapia e la natura degli abusatori

Consapevole di portare delle cicatrici, Pelicot sa che non si rimargineranno mai del tutto. Pensa che da tutto questo fango. Bisogna riuscire a ottenere una materia più nobile. Più colorata. In questo può essere utile la scrittura. Può offrire forza agli altri. È una forma di terapia. Che ti può davvero aiutare a guarire. «La scrittura ci mette difronte al non poter sfuggire», sostiene Cecchettin.

Ma cosa rende simili tra loro gli abusatori? Il possesso. La violenza psicologica. La manipolazione. La negazione della realtà. La mancanza di empatia. Questi sono alcuni degli elementi che accomunano chi perpetra abusi. La necessità di controllo. La distorsione della realtà. La tendenza a colpevolizzare la vittima. Sono tratti comuni. La violenza non è mai giustificabile. La consapevolezza di questi meccanismi è fondamentale. Per prevenirla e contrastarla. La società deve affrontare questo problema. Con maggiore attenzione. E strumenti adeguati.