Un ambizioso progetto per un nuovo stadio a Lecce, pensato negli anni Cinquanta con due tribune da 9mila posti, rimase incompiuto. La proposta, inizialmente destinata a Viale Grassi, fu accantonata per ragioni urbanistiche ed economiche.
Un piano ambizioso per lo sport leccese
Negli anni Cinquanta, la città di Lecce contemplava la realizzazione di un moderno impianto sportivo. L'idea prevedeva due tribune capaci di ospitare 9mila spettatori ciascuna. Tuttavia, il progetto non includeva le curve, un elemento distintivo degli stadi attuali. La localizzazione individuata era nel quadrante sud-ovest della città, in particolare nell'area di Viale Grassi.
Questa proposta nacque dalla crescente popolarità del calcio e dall'evidente inadeguatezza dello storico Campo Sportivo cittadino. Quest'ultimo, situato vicino alle mura storiche, era diventato troppo piccolo per soddisfare le esigenze sportive di una città in espansione. La necessità di un nuovo stadio era sentita da tempo dalla comunità locale.
Le ipotesi di localizzazione e i costi
L'Ufficio tecnico comunale, guidato dall'ingegnere Mario Sarno, esaminò diverse opzioni per la nuova struttura. Inizialmente, si considerarono due siti principali: uno in Via del Mare e l'altro all'incrocio tra la Provinciale Lecce-San Cesario e l'allora circonvallazione di Viale Grassi. La prima ipotesi fu scartata per la distanza dal centro urbano, considerata eccessiva all'epoca.
La scelta ricadde quindi sull'area di Viale Grassi. Il sindaco Oronzo Massari sottolineò come questa posizione fosse strategica, collegando Lecce ai centri abitati da cui proveniva circa il 70% della popolazione provinciale. Il valore del terreno fu stimato in 16 milioni di lire nel 1953. Il sindaco propose di finanziare l'opera tramite un mutuo, utilizzando il terreno stesso come garanzia ipotecaria.
Dettagli del progetto e ostacoli
Il progetto dello stadio, definito nei dettagli tecnici, prevedeva una forma ellittica con dimensioni considerevoli. L'asse maggiore misurava circa 187 metri, mentre quello minore raggiungeva i 103 metri. L'orientamento era studiato per ottimizzare l'insolazione, seguendo le norme dell'epoca. La struttura avrebbe incluso quattro biglietterie e dodici ingressi per il pubblico.
Le tribune sarebbero state composte da due ordini di gradinate sovrapposte, per una capienza totale di 18mila spettatori. Considerando anche gli spazi per i posti in piedi, la capacità complessiva poteva raggiungere le 20mila persone. Il costo totale stimato per l'esproprio e la costruzione si aggirava intorno ai 300 milioni di lire.
L'approvazione e l'arresto del progetto
Il 27 luglio 1955, il Consiglio comunale di Lecce approvò ufficialmente il progetto. Le fasi iniziali procedettero spedite, con la preparazione dell'elenco delle particelle da espropriare entro tre mesi dall'approvazione. Tuttavia, l'iter subì un'improvvisa battuta d'arresto.
Il cambiamento avvenne con l'introduzione del Piano Regolatore Generale nel 1960, elaborato dall'architetto Giorgio Calza Bini. Questo nuovo piano urbanistico ridisegnò le direttrici di espansione della città e le destinazioni delle aree. Paradossalmente, l'idea di un nuovo stadio trovò nuova linfa proprio lungo la Via del Mare, la stessa area precedentemente scartata per la sua distanza dal centro.
Le ricerche storiche su questo progetto sono state curate da Diego Frigino, presidente dell'associazione Passione Lecce, da tempo impegnato nello studio della storia del calcio leccese.