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Marco Campagnari è stato condannato a 22 anni e 6 mesi per l'omicidio del padre a Lazise. La corte ha riconosciuto la sua capacità di intendere e volere, ma ha considerato anche le attenuanti. Dovrà inoltre risarcire i familiari.

Omicidio del padre a Lazise: la sentenza

La Corte d'Assise ha emesso una sentenza di 22 anni e 6 mesi di reclusione per Marco Campagnari. L'uomo è accusato di aver ucciso il padre, Franco Campagnari, noto come «Gige». L'omicidio avvenne il 12 luglio 2024 all'interno dell'abitazione di famiglia a Lazise. La pena è leggermente inferiore ai 24 anni richiesti dall'accusa.

Al termine della pena, Campagnari sconterà tre anni di libertà vigilata. La corte ha riconosciuto la sua piena capacità di intendere e di volere al momento del delitto. Tuttavia, sono state considerate sia le aggravanti del grado di parentela e della recidiva, sia le attenuanti per il comportamento processuale e il pentimento mostrato.

Il risarcimento ai familiari

Oltre alla pena detentiva, Marco Campagnari è stato condannato a risarcire le parti civili. La somma supera i 200mila euro. I beneficiari del risarcimento sono il fratello minore della vittima, Massimo, gli zii Nicola e Stefano, e la compagna storica del padre, Elena Righetti. L'avvocato Beniamino Zermini, che rappresentava alcune delle parti civili, ha sottolineato la gravità del parricidio, definendolo una «lesione delle regole che governano la nostra società».

Il delitto fu commesso con oltre 60 coltellate. Questo numero elevato di ferite ha sollevato dubbi sulla versione dell'imputato, che ricordava solo il primo fendente. La sua difesa aveva ipotizzato di essere stato «incastrato» o di non aver compreso la reale portata delle sue azioni.

Le perizie psichiatriche e il movente

La requisitoria del pubblico ministero, Silvia Facciotti, ha fatto riferimento alle conclusioni della perizia psichiatrica. L'imputato è risultato affetto da un lieve disturbo organico di personalità. Questo disturbo, però, non comprometteva la sua capacità di comprendere il disvalore delle proprie azioni. L'unica alterazione rilevata era un'idea fissa riguardante un'ingiustizia subita nell'eredità della nonna.

Questa ossessione, secondo la perizia, non ha mai assunto connotati deliranti. Il PM ha ripercorso gli eventi che precedettero l'omicidio. Nel 2023, Campagnari era stato segnalato dalla psicologa per un comportamento anomalo, incentrato su questa idea fissa. Dopo il delitto, fu ricoverato in psichiatria per il suo stato di prostrazione e i tentativi di suicidio, sebbene la perizia abbia indicato una simulazione di sintomi con punteggi elevati.

Il legale difensore, Massimo Galli Righi, ha invece sostenuto l'incapacità di volere dell'imputato in situazioni di forte stress. Ha evidenziato la profonda conflittualità tra padre e figlio. L'uso di cannabinoidi, dopo un incidente di salute, avrebbe aggravato la sua condizione, portandolo a perdere il controllo in momenti di stress acuto. La difesa sperava in una dichiarazione di non punibilità o in una riduzione della pena, ma la corte non ha accolto questa tesi.

Le domande delle persone

Domanda 1: Qual è stata la pena inflitta a Marco Campagnari?
Risposta: Marco Campagnari è stato condannato a 22 anni e 6 mesi di reclusione.

Domanda 2: Oltre alla reclusione, quali altri obblighi sono stati imposti a Campagnari?
Risposta: Campagnari dovrà risarcire i familiari della vittima con oltre 200mila euro e, una volta scontata la pena, sarà sottoposto a tre anni di libertà vigilata.

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