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La giustizia ha emesso una sentenza di 16 anni per il datore di lavoro di Satnam Singh, bracciante morto dopo un grave incidente sul lavoro. Il caso ha acceso i riflettori sullo sfruttamento e il caporalato.

La tragica vicenda di Satnam Singh

La storia di Satnam Singh è diventata un simbolo. Un grave incidente con un macchinario avvolgiplastica gli ha amputato un braccio. Il suo datore di lavoro lo ha caricato su un furgone. Invece di chiamare i soccorsi, lo ha abbandonato davanti casa. L'arto staccato era in una cassetta per la frutta. Singh è morto in ospedale, troppo tardi per salvarlo.

Questo tragico evento è accaduto poco più di due anni fa. La vicenda di Satnam Singh, un bracciante indiano di 31 anni, si è conclusa nella pianura pontina. La sua morte ha acceso un faro sullo sfruttamento dei lavoratori.

Sentenza della Corte d'Assise

I giudici della Corte d'Assise di Latina hanno emesso la loro decisione. Hanno condannato Antonello Lovato, il datore di lavoro. La pena è di 16 anni di carcere. È stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario con dolo eventuale. Sono state concesse le attenuanti generiche.

I pubblici ministeri avevano richiesto 22 anni. La requisitoria è durata due ore e mezza. Hanno ripercorso quel pomeriggio drammatico. La procuratrice aggiunta ha affermato: «Quella di Satnam Singh è la morte di un uomo che si poteva salvare». Ha aggiunto: «Una vita che non si è spezzata all'improvviso, ma lentamente».

Le dichiarazioni e il processo

Dopo le arringhe difensive degli avvocati, ha parlato lo stesso Lovato. Ha dichiarato: «Non accetto una condanna per aver voluto togliere la vita a un uomo». Ha aggiunto: «Sono certo di non aver voluto la sua morte: credo nella giustizia e credo in questa Corte».

Il fulcro del processo era la valutazione del suo comportamento. Si è discusso del dolo eventuale, che è stato infine riconosciuto. Ad ascoltare la sentenza c'erano i genitori di Satnam. C'erano anche la compagna Soni e altri braccianti.

La mobilitazione sindacale

I braccianti si sono riuniti in un presidio. L'iniziativa è stata organizzata dalla CGIL fuori dal tribunale. Attendere la sentenza è stato un momento carico di tensione.

Il leader della CGIL, Maurizio Landini, ha commentato la sentenza. Ha dichiarato: «Abbiamo proclamato lo sciopero, manifestato e sostenuto i familiari». Ha sottolineato l'importanza della costituzione di parte civile. «Pensiamo che sia necessario non solo che si faccia giustizia, ma anche che emerga con chiarezza che non siamo di fronte a un caso individuale». Ha concluso: «Bensì ad un sistema di fare impresa che secondo noi va contrastato».