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L'economia del mare italiana impiega oltre un milione di lavoratori, generando un valore aggiunto di quasi 79 miliardi di euro nel 2024. Il settore marittimo si conferma strategico per lo sviluppo nazionale, con una crescita prevista superiore alla media italiana.

Il valore dell'economia blu italiana

In Italia, l'economia legata al mare impiega una forza lavoro di circa 1,1 milioni di persone. Questo settore ha generato nel 2024 un valore aggiunto pari a 78,9 miliardi di euro. L'impatto complessivo sull'economia nazionale ammonta a 224,8 miliardi di euro. Tale cifra rappresenta l'11,4% del PIL italiano.

Questi dati emergono dal 'Libro Blu'. La presentazione è avvenuta durante il forum 'Risorsa Mare'. L'evento si è svolto a La Spezia. L'incontro è stato organizzato da Teha Group con il ministero per le Politiche del mare.

Prospettive di crescita del settore marittimo

Le previsioni indicano una crescita significativa per il settore marittimo. Si stima un aumento del 7,1% nel 2025. Questa crescita supererà quella prevista per l'economia italiana nel suo complesso. Lo ha evidenziato Valerio De Molli, amministratore delegato di The European House - Ambrosetti e Teha Group.

La macro-area che mostra maggiore sviluppo è il Sud Italia. Questo rafforza il suo ruolo di piattaforma logistica mediterranea. L'economia del mare è quindi un motore fondamentale per la ripresa e lo sviluppo del Paese.

La cantieristica e la filiera subacquea

La cantieristica navale si conferma un comparto di primaria importanza strategica. Nel 2025, l'export di questo settore ha raggiunto la cifra record di 10,4 miliardi di euro. Questo dato sottolinea la competitività delle produzioni italiane a livello internazionale.

La filiera subacquea genera un fatturato diretto di 3,9 miliardi di euro. Il valore aggiunto prodotto da questa specifica area è superiore a 932 milioni di euro. Questi numeri evidenziano il potenziale ancora inesplorato delle attività marittime.

Il mare come infrastruttura di sviluppo

Il ministro per le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha definito il mare come la «più grande infrastruttura naturale». Ha sottolineato come esso possa sostenere progetti di crescita per l'Italia. La riforma dei porti è vista come uno strumento cruciale. Serve per affrontare la competizione nel Mediterraneo.

È fondamentale migliorare l'interconnessione tra i porti e l'entroterra. Il 'Piano del mare' è considerato la guida per gli obiettivi futuri. Si sta lavorando attivamente sulla dimensione subacquea. È stata introdotta una nuova legge specifica. L'Italia è tra i primi Paesi europei con un regolamento dedicato. Questo permette a soggetti pubblici e privati, militari e civili, di operare negli abissi marini.