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Il costo del gasolio per la pesca è aumentato drasticamente, portando i pescherecci liguri a fermarsi volontariamente. La categoria valuta uno sciopero nazionale per il 22 ottobre.

Aumento dei costi del carburante per la pesca

Il prezzo del gasolio destinato alla pesca ha subito un'impennata significativa. Prima del conflitto in Ucraina, il costo si aggirava tra 0,55 e 0,60 euro al litro. Nel 2026, dopo gli eventi bellici in Iran, il prezzo è schizzato a cifre comprese tra 1,30 e 1,70 euro al litro.

Questo incremento rappresenta un aumento tra il 117% e il 209%. In alcuni casi estremi, il costo è più che triplicato. Lo ha denunciato Augusto Comes, responsabile regionale di Confcooperative Liguria per Pesca e Acquacoltura.

La situazione attuale comporta un aggravio di spesa fino a 45mila euro annui per ogni peschereccio. Questa condizione mette a rischio la redditività dell'intera filiera ittica.

Decisioni degli armatori condizionate dal costo del gasolio

Il caro-gasolio grava pesantemente sui bilanci delle imprese di pesca. Questo fattore rischia di influenzare sempre più le decisioni degli armatori riguardo alle uscite in mare. Il prezzo attuale del carburante oscilla tra 1,30 e 1,70 euro al litro.

Il picco massimo è stato registrato a Lavagna, in provincia di Genova. Quando il costo del gasolio per la pesca si avvicina o supera 1 euro al litro, molte uscite diventano antieconomiche. Ciò comporta blocchi dell'attività e fermi volontari in banchina.

Di conseguenza, si assiste a una significativa riduzione delle giornate dedicate alla pesca. La sostenibilità economica dell'attività è messa seriamente in discussione.

Marinerie italiane valutano sciopero nazionale

Le marinerie di tutta Italia stanno prendendo in seria considerazione l'ipotesi di uno sciopero nazionale. L'obiettivo è protestare contro l'aumento insostenibile del costo del gasolio. La data ipotizzata per questa mobilitazione è il 22 ottobre.

Attualmente, sono in corso confronti interni alla categoria per definire le strategie. La situazione richiede risposte concrete per garantire la sopravvivenza del settore. Le associazioni di categoria stanno cercando soluzioni condivise.

La gravità della situazione è sottolineata dalle dichiarazioni di Comes. Egli evidenzia come l'attuale prezzo del carburante renda impraticabile molte attività di pesca. La redditività è compromessa, mettendo a rischio posti di lavoro e l'intero comparto.

Impatto sulla filiera ittica e possibili soluzioni

L'aumento dei costi del gasolio non colpisce solo i pescatori, ma l'intera filiera ittica. La riduzione della disponibilità di pesce fresco sul mercato potrebbe portare a un aumento dei prezzi per i consumatori. Questo scenario preoccupa sia gli operatori del settore che i cittadini.

Le associazioni di categoria stanno dialogando con le istituzioni per trovare soluzioni. Tra le ipotesi discusse vi sono possibili interventi per calmierare i prezzi del carburante o incentivi per le imbarcazioni più efficienti. L'obiettivo è evitare che il settore della pesca subisca danni irreparabili.

La protesta del 22 ottobre, se confermata, rappresenterebbe un segnale forte. Le marinerie chiedono attenzione e interventi mirati per superare questa crisi. La sopravvivenza di un settore storico e importante per l'economia locale è in gioco.

Le dichiarazioni di Augusto Comes mettono in luce la gravità della situazione. L'aumento dei costi del gasolio è diventato insostenibile. La redditività delle imprese di pesca è a rischio. La categoria attende risposte concrete.

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