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In Liguria sono 546 i minori stranieri non accompagnati, con oltre il 76% concentrato a Genova. Il Comune chiede al Governo di potenziare le politiche educative per favorire l'integrazione di questi giovani.

Accoglienza minori stranieri in Liguria

La regione Liguria registra la presenza di 546 minori stranieri non accompagnati. Questi giovani rappresentano il 3,2% del totale nazionale, che ammonta a 17.011 persone. La maggior parte di questi minori, circa il 76%, è accolta nell'area metropolitana di Genova. Questo dato si traduce in oltre 400 ragazzi ospitati nella sola provincia genovese.

La città di Genova si configura dunque come il principale polo di accoglienza per questa fascia vulnerabile sul territorio regionale. Questo quadro emerge da un recente incontro pubblico. L'evento, intitolato 'Minori stranieri non accompagnati: dalla narrazione alla realtà', si è tenuto a Genova, presso Palazzo Tursi. È stato promosso dal gruppo consiliare Riformiamo Genova, con la partecipazione di Silvia Salis.

All'incontro erano presenti figure istituzionali di rilievo. Tra queste, le assessore comunali al Welfare e alla Sicurezza urbana, rispettivamente Cristina Lodi e Arianna Viscogliosi. Hanno partecipato anche la capogruppo della lista Riformiamo Genova, Maria Luisa Centofanti.

Profilo dei minori e percorsi di integrazione

La popolazione di minori stranieri non accompagnati in Liguria è prevalentemente maschile. Si tratta di giovani molto vicini alla maggiore età. La fascia d'età predominante è quella compresa tra i 15 e i 17 anni. Oltre il 46% di questi ragazzi ha già compiuto 17 anni.

Questo dato evidenzia tempi molto ristretti per poter costruire percorsi di integrazione efficaci. L'obiettivo è prepararli all'uscita dai sistemi di tutela una volta raggiunta la maggiore età. Un report presentato durante l'incontro ha anche messo in luce una forte polarizzazione delle provenienze geografiche.

I minori provengono principalmente da Egitto e Ucraina. Questi due paesi rappresentano da soli circa due terzi del totale dei minori accolti. Seguono poi Tunisia, Albania e Gambia come principali paesi di origine.

Richieste al Governo e ruolo del Comune di Genova

Maria Luisa Centofanti ha sottolineato l'importanza di affrontare il tema con dati concreti. Ha affermato: «Tutto ciò che non si conosce, tutto ciò che non affrontiamo diventa un'occasione per colpevolizzare senza analizzare i problemi». Ha aggiunto: «Abbiamo voluto riportare il tema alla sua dimensione reale, fatta di numeri, persone e percorsi concreti».

Il Comune di Genova, attraverso gli assessorati competenti, ha rivolto una sollecitazione al Governo nazionale. La richiesta è di «rafforzare le politiche educative dedicate». È stata inviata anche una richiesta formale al ministro dell'Istruzione e del Merito. L'assessore Cristina Lodi ha evidenziato come spesso le notizie positive vengano trascurate. Ha dichiarato: «Ho chiesto ai responsabili delle comunità di aiutarmi a 'fare notizia' raccontando quel 90% di risultati positivi che restano nell'ombra».

Ha poi aggiunto: «Ragazzi che imparano l'italiano, frequentano la scuola e si impegnano per superare le difficoltà di un sistema complesso». L'assessore Arianna Viscogliosi ha ribadito l'alta concentrazione di minori a Genova. Ha commentato: «Oggi nella nostra città è presente il 76% dei minori stranieri non accompagnati che sono in Liguria, una concentrazione altissima frutto delle scelte del Governo di trasferire questi ragazzi nel nostro territorio».

Viscogliosi ha poi invitato a leggere la realtà senza pregiudizi. Ha citato il Rapporto Antigone 2026, che indica i reati commessi da minori e MSNA in Italia come appena l'1,5% del totale nazionale. Ha concluso: «La sfida, dunque, non è solo di ordine pubblico ma di prevenzione. La nostra Polizia locale svolge un ruolo cruciale: intercettare chi fuoriesce dai percorsi delle comunità significa sottrarre manovalanza alla criminalità organizzata. Se il Governo decide di inviare qui questi giovani, deve però anche garantire le risorse per non lasciarli nel limbo. Senza scuola e formazione, il rischio di devianza aumenta».