Una nuova interpretazione di "Le tre sorelle" di Cechov, firmata da Liv Ferracchiati, arriva a Roma e Genova. Lo spettacolo esplora il senso del tempo e le aspirazioni frustrate delle nuove generazioni.
Una lettura contemporanea del tempo che scorre
Il regista Liv Ferracchiati presenta una rilettura moderna di "Le tre sorelle" di Anton Čechov. Lo spettacolo, intitolato "Tre sorelle. Nevica. Che senso ha?", è attualmente in scena al Teatro Argentina di Roma. Successivamente, dal 7 maggio, sarà ospite al Duse di Genova. La produzione è dello Stabile di Torino.
Un personaggio chiave, l'ufficiale medico Cebutikin, rompe un orologio all'inizio e alla fine della pièce. Questo gesto simboleggia un concetto centrale. Non è il semplice scorrere del tempo a essere il problema. È piuttosto il momento in cui il tempo non offre più garanzie. Non assicura più un senso o una promessa per il futuro.
Generazioni a confronto con Čechov
Questa tematica risuona profondamente con le nuove generazioni. Esse trovano in Čechov un punto di riferimento artistico. Lo portano spesso sulle scene teatrali. Ferracchiati, dopo aver già rielaborato "Platonov" e "Il gabbiano", si concentra ora su "Le tre sorelle".
Con la consulenza di Margherita Crepax e della dramaturg Piera Mungiguerra, il regista smonta la struttura originale. L'obiettivo è restituirne l'essenza intima. Viene esaltato il desiderio costante di "andare a Mosca!". Questo desiderio, però, è destinato a rimanere inappagato.
Lo spettacolo è costellato di riferimenti contemporanei. Il desiderio di lavoro si trasforma in aspirazione a "fare politica". Notizie di missili e droni emergono da una radiolina di Cebutikin. Quest'ultimo è interpretato da Giovanni Battaglia, che ne cattura la tipica esuberanza.
Scenografia e recitazione per un messaggio attuale
La scenografia di Giuseppe Stellato è in discesa. Sembra suggerire uno scivolamento inevitabile. Evoca un precario equilibrio. L'ambiente è in bianco e nero, quasi pietrificato. Le tre sorelle, alla fine, vi si integrano come arredi. Indossano soprabiti dello stesso materiale.
Lo spettacolo possiede una notevole forza e coerenza. Porta avanti un'idea di interpretazione. Questa si basa più sulla razionalità che sul sentimento. Viene sottolineata la solitudine di ogni personaggio. Si evidenzia la vanità delle loro illusioni.
La scelta registica predilige una recitazione quasi estraniata. Ricorda lo stile brechtiano. L'intento è quello di dimostrare un teorema. Questo approccio raffredda l'atmosfera. Rende il Čechov di Ferracchiati quasi unidimensionale. Si perdono le sfumature, le ambiguità e la ricchezza emotiva dell'originale.
L'azione accelera verso un finale schematico. Tutti i personaggi parlano contemporaneamente. Ognuno per conto proprio. Questo evidenzia in modo quasi didascalico ciò che è già presente nella scrittura originale.
Il tempo, il desiderio e la disillusione
Il tempo scorre con un incendio simbolico sullo sfondo. Fuori dalla finestra, betulle ricordano il giardino dei ciliegi cechoviano. I personaggi esprimono desideri vaghi: "voglio, voglio" senza sapere cosa. Mosca appare come un miraggio di vita migliore.
A contrapporsi a questo anelito è il desiderio quotidiano di un tè. Una richiesta che non viene mai soddisfatta. Accelerazioni e rallentamenti verbali e d'azione creano un ritmo particolare. Danno il senso di dilatazioni temporali. Esse portano poi a un precipitare degli eventi.
Un esempio è l'accettazione di Irina di sposare Tuzenbach. Questo avviene proprio mentre lui viene ucciso in duello. La felicità, si suggerisce, non esiste. Al massimo, "la si può solo desiderare". Vengono citati versi di Majakovskij sulla facilità del morire, contrapposta alla difficoltà del vivere.
Irina, trafitta dalla primavera, e Masha, che maledice la vita, rappresentano gli estremi. Irina ha il cuore chiuso e ha perso la chiave. Masha, sposata e delusa dal marito Kulygin, vive un momento di passione con il colonnello Versinin. Il loro bacio d'addio è un perno tra sentimento e ragione per Ferracchiati.
Nel mezzo si trova Olga, che diventerà direttrice della sua scuola. Gli uomini, invece, mostrano spaesamento. La loro astrattezza e la piccolezza dei loro interessi sono evidenti. Il fallimento è esemplificato da Andrej. Fratello di Irina, Olga e Natasha, perde tutto al gioco. Diventa succube di Natasha. Quest'ultima incarna la volgarità e la presunzione del "nuovo che avanza".
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