Una nuova lettura di 'Le tre sorelle' di Cechov, firmata da Liv Ferracchiati, esplora il senso del tempo e del futuro nelle vite dei personaggi. Lo spettacolo, già in scena a Roma, si sposta a Genova.
Una rilettura contemporanea di Cechov
L'orologio, simbolo del tempo che scorre, viene distrutto all'inizio e alla fine dello spettacolo. Il regista Liv Ferracchiati sottolinea che la vera questione non è il tempo che passa. È piuttosto il momento in cui il tempo non offre più un senso o una promessa.
Questa riflessione risuona profondamente con le nuove generazioni. Esse trovano in Cechov un punto di riferimento artistico. Ferracchiati, dopo aver esplorato 'Platonov' e 'Il gabbiano', ora smonta 'Tre sorelle'. Lo fa per rivelarne la struttura intima.
Il desiderio di andare a Mosca, metafora di un futuro migliore, viene costantemente negato. Lo spettacolo intreccia riferimenti contemporanei. Il desiderio di lavoro si trasforma in volontà di fare politica. Notizie di missili e droni emergono da una radiolina.
Personaggi persi nel presente
Le battute riflettono l'incertezza attuale. Si ascolta un desiderio di più maschi e meno filosofia. Si parla di cambiamenti climatici e di uccelli migratori disorientati. Questi temi rispecchiano la condizione dei personaggi.
La scenografia di Giuseppe Stellato è in discesa. Suggerisce uno scivolare inevitabile e un precario equilibrio. L'ambiente, in bianco e nero, ricorda la pietra. Le tre sorelle finiranno per diventarne parte, come arredi.
Indosseranno soprabiti dello stesso materiale. Lo spettacolo possiede una notevole forza e coerenza. Porta avanti un'idea di lettura basata sulla razionalità. La solitudine dei personaggi e la vanità delle loro illusioni sono centrali.
Una recitazione quasi brechtiana
La scelta registica opta per una recitazione distaccata. Ricorda lo stile brechtiano, quasi dimostrativo. Questo approccio raffredda l'atmosfera. Rende il Cechov di Ferracchiati quasi unidimensionale.
Si perde la ricchezza delle sfumature e delle ambiguità. L'accelerazione verso il finale evidenzia le schematizzazioni. Tutti i personaggi parlano contemporaneamente. Ognuno esprime il proprio punto di vista, accentuando la frammentazione.
Sullo sfondo, un grande incendio simbolico. Fuori dalla finestra, betulle che evocano il giardino dei ciliegi. I personaggi esprimono desideri vaghi. Guardano a Mosca come a un miraggio di vita migliore.
Il tempo che scorre e le speranze infrante
Il desiderio di un tè, sempre richiesto ma mai servito, contrasta con questo sogno. Accelerazioni e rallentamenti scandiscono il ritmo. Creano un senso di dilatazione e poi di precipitazione.
L'accettazione di Irina di sposare Tuzenbach avviene proprio quando lui viene ucciso. La felicità, si dice, non esiste. Si può solo desiderarla. Si citano versi sulla facilità del morire rispetto alla difficoltà del vivere.
Irina, ferita dalla primavera, e Masha, che maledice la vita, rappresentano gli estremi. Olga, direttrice della sua scuola, si trova nel mezzo.
Gli uomini appaiono spaesati e astratti. I loro interessi sono piccoli, il fallimento è evidente. Andrej, fratello delle tre sorelle, perde tutto al gioco. Diventa succube di Natasha, simbolo di volgarità e presunzione.
Informazioni sullo spettacolo
Lo spettacolo è prodotto dallo Stabile di Torino. Dopo il Teatro Argentina di Roma, sarà al Duse di Genova dal 7 maggio. La consulenza è di Margherita Crepax e la drammaturgia di Piera Mungiguerra.
Gli attori coinvolti includono Giovanni Battaglia (Cebutykin), Riccardo Martone (Tuzenbach), Marco Quaglia (Kulygin), Rosario Lisma (Versinin) e Antonio Mingarelli (Andrej).
Questa notizia riguarda anche: