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La crisi in Medio Oriente sta causando ripercussioni globali sui trasporti marittimi, alterando rotte, aumentando costi e riducendo l'affidabilità. Spediporto evidenzia la gravità della situazione.

Impatti globali delle tensioni mediorientali

Le tensioni in Medio Oriente stanno avendo conseguenze di vasta portata sul commercio marittimo mondiale. Questo è quanto emerge dalle dichiarazioni del presidente di Spediporto, Andrea Giachero, a Genova. La situazione attuale dimostra come un conflitto localizzato possa innescare effetti a cascata su scala globale.

Le rotte di navigazione vengono deviati, aggirando il Capo di Buona Speranza. Questo cambiamento comporta un aumento della domanda di spazio per le merci a bordo delle navi. Di conseguenza, i tempi di percorrenza si allungano significativamente.

Inoltre, si registrano aumenti dei premi assicurativi. Vengono applicati supplementi per il rischio di guerra e adeguamenti sui costi del carburante (bunker adjustment factors). Tutto ciò esercita una forte pressione sui cicli di rotazione dei container, rallentando l'intero sistema logistico.

Stretto di Hormuz: un collo di bottiglia critico

Il dossier dell'Unctad di aprile 2026 sullo stretto di Hormuz aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione. Giachero sottolinea come i transiti giornalieri attraverso questo passaggio cruciale siano diminuiti drasticamente. Tra febbraio e marzo, si è registrato un calo del 95% dei passaggi.

Le ripercussioni sui mercati energetici sono state immediate e significative. Il prezzo del petrolio Brent ha raggiunto un picco il 6 aprile 2026. Il valore si è attestato a 138,21 dollari al barile. Questo rappresenta un incremento del 93,8% rispetto al 27 febbraio e del 107,5% rispetto alla media di gennaio.

Il blocco di un passaggio energetico fondamentale non si limita a influenzare il solo settore dell'energia. Gli effetti si propagano rapidamente ad altri ambiti economici. I costi industriali subiscono un incremento, che si riflette sui prezzi al consumo.

La nuova "economia della tensione" globale

La crisi attuale non è isolata ma si inserisce in un contesto di molteplici tensioni globali. L'"economia della tensione" descritta da Giachero deriva dalla somma di diverse linee di frattura geopolitica. Queste includono la guerra tra Russia e Ucraina e il conflitto israelo-palestinese.

A queste si aggiungono il confronto strategico tra Stati Uniti e Cina. Si osserva anche un ritorno a misure protezionistiche nel commercio internazionale. La competizione per risorse strategiche come le terre rare e i semiconduttori è in aumento.

La crescente militarizzazione delle infrastrutture globali contribuisce ulteriormente all'instabilità. Questa complessa rete di fattori rende il panorama economico e logistico sempre più incerto.

Affidabilità come nuova priorità

Di fronte a questo scenario complesso e volatile, Giachero evidenzia un cambiamento fondamentale nelle priorità del settore. La parola chiave non può più essere esclusivamente l'efficienza. Diventa cruciale puntare sull'affidabilità.

Le aziende e gli operatori logistici devono adattarsi a un ambiente in cui la prevedibilità è ridotta. La capacità di garantire consegne puntuali e sicure, nonostante le interruzioni, diventa un fattore competitivo determinante.

La resilienza delle catene di approvvigionamento è messa a dura prova. La gestione dei rischi e la diversificazione delle rotte e dei fornitori diventano strategie indispensabili per mitigare gli impatti negativi.

Le conseguenze si estendono anche ai tassi di interesse e al costo del debito estero. La fiducia degli investitori può essere minata da questa instabilità persistente. La situazione richiede un'attenta analisi e strategie proattive da parte di tutti gli attori coinvolti nel commercio internazionale.