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La giovane Iolanda, dopo aver sconfitto un tumore ovarico, ha ripreso a giocare a calcio, ritrovando normalità e passione. La sua storia è un esempio di resilienza e di come lo sport possa essere terapeutico.

La diagnosi improvvisa di un tumore ovarico

Un dolore addominale acuto ha segnato l'estate del 2024 per Iolanda. In pochi giorni, il malessere è diventato invalidante. I medici, inizialmente incerti, hanno poi identificato la causa: un tumore all'ovaio. La giovane ha affrontato due interventi chirurgici e cinque cicli di chemioterapia.

Questo percorso le ha imposto una lunga pausa dalla sua amata passione: il calcio. La malattia ha stravolto la sua vita, portandola a riflettere profondamente. «Capisci che qualsiasi altra cosa che non sia salute non conta», ha dichiarato a «People - Cambia il tuo punto di vista».

Percorso di cure e rinunce forzate

I primi sintomi, inizialmente sottovalutati, si sono trasformati in un dolore insopportabile. «Non riuscivo neanche a camminare», ha raccontato Iolanda. Gli accertamenti ospedalieri hanno svelato la gravità della situazione. Le prime ipotesi diagnostiche si sono rivelate errate.

Dopo gli interventi, la chemioterapia è diventata inevitabile. Cinque cicli che hanno richiesto un notevole sforzo fisico e mentale. La cura l'ha costretta a interrompere ogni attività sportiva.

Due anni lontana dal campo da gioco

Il calcio, praticato fin da bambina, è stato il sacrificio maggiore. La chemioterapia ha significato due anni di stop completo. «Sono stata due anni pieni ferma», ha spiegato Iolanda. Il ritorno in squadra è stato fondamentale per il suo recupero.

Ritrovare il gruppo e la routine sportiva ha rappresentato un passo cruciale verso la normalità. «Subito tornando in squadra era un ritorno alla normalità», ha affermato con gioia. Lo sport è stato un elemento chiave nel suo percorso di guarigione.

La PSV Eindhovena: una squadra nata all'Istituto Gaslini

Iolanda gioca nella PSV Eindhovena. Questa squadra, fondata nel 2017, riunisce giovani pazienti oncologici dell'Istituto Gaslini di Genova. Il team, composto da oltre 30 atleti tra i 14 e i 23 anni, pratica calcio a sette e beach volley.

L'obiettivo della squadra è offrire uno spazio di aggregazione e condivisione. Attraverso lo sport, i ragazzi ritrovano il piacere di stare insieme e coltivare le proprie passioni dopo le cure.

Una nuova prospettiva sulla vita

La malattia ha modificato la percezione di Iolanda verso la quotidianità. «È stato più bello fare tutto, soprattutto le piccole cose», ha rivelato. Anche le azioni più semplici sono diventate preziose.

La fragilità della normalità le è diventata evidente. Ha imparato a dare il giusto peso ai problemi. «Capisci che non ha senso rispetto alle cose veramente importanti», ha concluso.