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Una giovane di 26 anni è deceduta all'ospedale San Martino di Genova a causa di un'embolia polmonare. Una perizia medica ha escluso responsabilità da parte del personale sanitario.

Embolia polmonare fatale dopo malore in pronto soccorso

Una ragazza di soli 26 anni ha perso la vita a Genova. Il decesso è avvenuto il 26 dicembre scorso presso l'ospedale San Martino. La causa accertata è stata un'embolia polmonare. Questa era stata provocata da una trombosi venosa profonda. Tuttavia, la trombosi non sarebbe stata diagnosticabile con i sintomi iniziali.

Queste conclusioni emergono da una consulenza medico-legale. I professionisti incaricati sono stati Paolo Cremonesi e Isabella Caristo. L'indagine è coordinata dalla pm Daniela Pischetola. Nel fascicolo risultano indagati un infermiere, una specializzanda in ortopedia e un'altra dottoressa.

Ricovero per dolore al ginocchio, poi il malore improvviso

La giovane era giunta in ospedale la mattina del 23 dicembre. Lamentava un forte dolore al ginocchio. Questo era stato attribuito a una caduta avvenuta la sera precedente. Dopo la visita di triage, le fu assegnato un codice verde. Fu eseguita una radiografia, che risultò negativa per fratture o lesioni evidenti.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, la situazione è precipitata. La ragazza è stata trovata priva di sensi in bagno. Era in arresto cardiaco. Il personale sanitario è intervenuto prontamente. Hanno avviato le manovre di rianimazione. Purtroppo, dopo tre giorni di agonia, è sopraggiunto il decesso.

La testimonianza della madre e le conclusioni della perizia

La madre della giovane ha fornito dichiarazioni agli inquirenti. Ha riferito che il ginocchio della figlia era gonfio e dolente già da una settimana prima del trauma. Questa informazione, secondo i consulenti, non sarebbe emersa dalla cartella clinica. Né dalle annotazioni raccolte durante la visita in pronto soccorso.

I periti hanno sottolineato un punto cruciale. Se questa informazione fosse stata comunicata, avrebbe richiesto un inquadramento diagnostico più approfondito. Questo avrebbe potuto portare a indagini specifiche per escludere patologie più serie. I medici legali non hanno potuto affermare con certezza una negligenza da parte dell'ortopedica. Nonostante la documentazione clinica fosse definita «piuttosto sintetica».

Non è certo che ulteriori accertamenti per una sospetta trombosi avrebbero permesso di intervenire prima dell'embolia. L'evento embolico si è verificato circa tre ore dopo. Non sono state rilevate criticità nemmeno nell'assegnazione del codice verde da parte dell'infermiere. La decisione era basata sui sintomi riferiti in quel momento. Anche l'operato della dottoressa che ha coordinato le manovre di rianimazione non presenta profili di censura.

Indagine in corso, ma perizia scagiona il personale

L'inchiesta giudiziaria prosegue. L'obiettivo è chiarire ogni aspetto della tragica vicenda. La perizia medico-legale rappresenta un passaggio fondamentale. Essa sembra scagionare il personale sanitario da responsabilità dirette. L'attenzione si concentra ora sulla corretta raccolta delle informazioni anamnestiche. E sulla tempestività degli accertamenti diagnostici.

La comunità locale è scossa da questo evento. La perdita di una vita così giovane lascia un profondo senso di dolore. Le indagini mirano a fornire risposte certe ai familiari. E a garantire che le procedure ospedaliere siano sempre all'altezza delle aspettative. La perizia è un elemento chiave per comprendere la dinamica degli eventi.

Domande frequenti

Cosa ha causato il decesso della giovane a Genova?

Il decesso della giovane di 26 anni all'ospedale San Martino di Genova è stato causato da un'embolia polmonare. Questa era stata provocata da una trombosi venosa profonda. La trombosi, tuttavia, non sarebbe stata diagnosticabile con i sintomi iniziali riferiti.

La perizia ha riscontrato negligenze mediche?

La perizia medico-legale incaricata nell'ambito dell'inchiesta ha escluso negligenze da parte del personale sanitario. I consulenti hanno ritenuto che la trombosi non fosse diagnosticabile sulla base dei sintomi presentati dalla ragazza. Non è stato possibile affermare con certezza che accertamenti più approfonditi avrebbero potuto prevenire l'embolia.