Lavoratori dell'ex Ilva di Genova hanno eretto un accampamento con tende davanti alla Prefettura, bloccando vie centrali. Chiedono un piano industriale chiaro e la continuità produttiva, rifiutando la cassa integrazione. La protesta è supportata dagli studenti.
Protesta lavoratori ex Ilva Genova
Un gruppo di lavoratori provenienti dallo stabilimento ex Ilva di Cornigliano ha raggiunto Largo Lanfranco. La zona si trova a pochi passi dalla Prefettura. Quest'ultima è stata presidiata da mezzi blindati della polizia. I manifestanti hanno iniziato a montare alcune tende. Hanno creato un piccolo accampamento improvvisato. L'obiettivo è esercitare pressione sulle autorità. L'iniziativa mira a ottenere risposte concrete.
I sindacati hanno spiegato l'intenzione di rimanere sul posto. L'accampamento proseguirà finché non giungeranno notizie positive. La protesta ha causato significative interruzioni alla viabilità. È stato bloccato il traffico su via Roma. Anche una porzione di piazza Corvetto è stata interessata. Queste aree rappresentano snodi cruciali per la mobilità cittadina.
Studenti in solidarietà con i lavoratori
Gli studenti del Liceo Gobetti hanno manifestato il loro sostegno. Sono scesi in strada al passaggio del corteo. Hanno esposto uno striscione con la scritta «Al fianco con i lavoratori ex Ilva». I lavoratori hanno interrotto la marcia. Hanno applaudito gli studenti. Hanno gridato parole di incoraggiamento. Hanno definito gli studenti «il nostro futuro». Successivamente, il corteo ha ripreso il cammino. La destinazione era il centro di Genova. Lì era previsto il presidio davanti alla Prefettura.
Richiesta di ritiro dichiarazioni commissari
Alessandro Pagano, segretario della Camera del Lavoro di Genova, ha espresso forte disappunto. Ha richiesto il ritiro delle «dichiarazioni scellerate» dei commissari. Ha chiesto un piano strategico definito. Questo piano dovrebbe garantire la continuità dello stabilimento di Genova. Pagano ha definito la lettera dei commissari ingiusta. Ha aggiunto che colpisce attività con un mercato solido. Secondo lui, le decisioni vanno contro l'interesse generale. L'uso di risorse della cassa integrazione ferma impianti funzionanti. Questi potrebbero operare con la sola materia prima.
Pagano ha sottolineato l'ampio sostegno alla lotta. Molti hanno compreso la gravità della situazione. Si auspica il ritiro della lettera. Si attende l'annuncio di un piano per la continuità industriale. Questo è ciò che i lavoratori si aspettano. La loro battaglia è per il futuro dell'occupazione.
Fiom Cgil: governo ritiri stop impianti
Stefano Bonazzi, segretario generale Fiom Cgil Genova, ha evidenziato la mobilitazione. I lavoratori non desiderano ammortizzatori sociali. Vogliono lavoro effettivo. Gli impianti di Genova, se alimentati correttamente, possono lavorare a pieno regime. La decisione di fermare tutti gli impianti di Acciaierie d'Italia dal 15 novembre è stata definita surreale e scellerata. Bonazzi ha ricordato che la Corte di Cassazione si pronuncerà dopo il 20 ottobre. Anche con la chiusura dell'area a caldo di Taranto, gli impianti del nord possono proseguire l'attività.
Bonazzi ha esortato il Governo a un'azione concreta. Deve far ritirare la dichiarazione di chiusura degli impianti. Deve garantire l'acquisizione di coils o bramme sul mercato. Questo assicurerebbe la continuità produttiva degli impianti a freddo. I lavoratori lottano per questo obiettivo. Vogliono dire basta alla cassa integrazione. La priorità assoluta è il lavoro.
Cisl e Fim Liguria: continuità produttiva Cornigliano
Luca Maestripieri (segretario generale Cisl Liguria), Marco Granara (responsabile Cisl Genova) e Christian Venzano (segretario generale Fim Cisl Liguria) hanno espresso preoccupazione. Hanno definito la giornata odierna «l'ennesima giornata di lotta». L'obiettivo è salvaguardare posti di lavoro, la siderurgia e l'industria italiana. Hanno richiesto risposte chiare e concrete. Fondamentale è un piano industriale preciso per lo stabilimento di Genova Cornigliano. Questo garantirebbe la continuità produttiva immediata.
La posta in gioco va oltre i posti di lavoro. La situazione dell'ex Ilva definisce il futuro della siderurgia italiana. Determina anche l'autonomia manifatturiera del Paese. L'Italia è sempre più dipendente dalle forniture estere. Questo si verifica già per l'energia. I costi sono superiori del 30%. Anche l'approvvigionamento delle materie prime presenta criticità. Rilanciare la siderurgia è un imperativo.