Indagati per appalti legati alla Questura di Genova scelgono il silenzio davanti al giudice. L'inchiesta coinvolge funzionari pubblici e imprenditori in un presunto giro di corruzione.
Indagati scelgono il silenzio davanti al giudice
L'ex dirigente della Questura di Genova, Fernando Colangelo, ha deciso di non rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari. L'accusa nei suoi confronti è di associazione per delinquere, corruzione, falso e truffa. Si ipotizza un sistema di appalti ottenuti tramite favori.
Colangelo, che ha anche lavorato in Prefettura, è difeso dall'avvocato Antonio Rubino. Ha presentato documenti relativi alla sua posizione lavorativa. Tra questi, il decreto di pensione che fissa il suo ultimo giorno di servizio al 22 maggio. Il legale sostiene che ciò dimostra l'assenza di necessità di misure cautelari.
Anche il sovrintendente di polizia Mario Arado, assistito dall'avvocato Claudio Zadra, ha esercitato la stessa facoltà. Entrambi sono accusati di reati legati a un presunto sistema illecito di concessione di appalti.
Imprenditori e appalti per stabilimento balneare
Sono comparsi davanti al giudice anche gli imprenditori Giovanni Carbonaro e Paolo Bocconi. Gestivano i servizi di ristorazione presso lo stabilimento balneare della polizia situato a Quinto. I loro legali, Sandro Vaccaro e Francesca Pastore, hanno comunicato la loro decisione di non rispondere.
Gli avvocati hanno contestato l'esistenza di esigenze cautelari. Hanno sottolineato che Carbonaro non è più socio dell'azienda che avrebbe ottenuto la concessione. Questa sarebbe avvenuta in cambio di cene e regali a due poliziotti. Bocconi, inoltre, starebbe cedendo la sua quota nella società.
Domani sono attesi gli interrogatori degli altri tre imprenditori coinvolti. Sono assistiti dagli avvocati Mario Iavicoli, Alberto Caselli Lapeschi ed Emanuele Spinelli. Successivamente, il giudice si ritirerà per valutare le eventuali misure cautelari.
Richieste di misure cautelari e mole di atti
Il pubblico ministero Patrizia Petruzziello ha richiesto il carcere per i due poliziotti indagati. Per gli imprenditori, invece, ha chiesto gli arresti domiciliari. Tutti gli indagati hanno espresso la volontà di essere nuovamente ascoltati. Questo avverrà dopo aver esaminato la copiosa documentazione depositata, costituita da circa 14 faldoni.
La vicenda riguarda presunte irregolarità negli appalti legati alla Questura di Genova. Le indagini si concentrano su un presunto scambio di favori tra funzionari pubblici e imprenditori. La decisione del giudice sulle misure cautelari è attesa dopo gli interrogatori rimanenti.
Domande frequenti
Quali sono le accuse principali nell'inchiesta di Genova?
Le accuse principali includono associazione per delinquere, corruzione, falso e truffa ai danni dello Stato. Queste riguardano un presunto sistema di appalti in cambio di favori legato alla Questura di Genova.
Perché gli indagati hanno scelto di non rispondere al gip?
Gli indagati, attraverso i loro legali, hanno esercitato la facoltà di non rispondere. Questa scelta è spesso legata alla volontà di esaminare a fondo gli atti d'indagine, che in questo caso sono numerosi (circa 14 faldoni), prima di fornire dichiarazioni. Inoltre, i legali hanno sostenuto l'assenza di esigenze cautelari.