Condividi

I lavoratori dell'ex Ilva di Cornigliano protestano contro la possibile chiusura degli stabilimenti del Nord. Chiedono un piano di approvvigionamento di materie prime invece della cassa integrazione.

La posizione dei sindacati sull'ex Ilva

La Rsu Fiom di Cornigliano ha espresso forte preoccupazione per il futuro dell'ex Ilva. Armando Palombo, coordinatore sindacale, ha aperto un'assemblea dei lavoratori. L'incontro è avvenuto prima di un corteo diretto verso la Prefettura. L'obiettivo è far sentire la voce dei dipendenti al governo.

Palombo ha dichiarato che non si possono accettare colpe non proprie. Ha sottolineato l'importanza di verificare le decisioni della magistratura riguardo allo stabilimento di Taranto. Tuttavia, ha ribadito che Genova ha il potenziale per continuare la produzione. La priorità deve essere garantire la continuità operativa.

Richiesta di un piano alternativo e critiche ai commissari

Il sindacalista ha lanciato un appello chiaro: «Se Taranto affonda, non vogliamo affondare con loro». Ha evidenziato la necessità di un «piano B» concreto. Questo piano deve prevedere l'arrivo dei rotoli di materiale necessari. Palombo ha criticato la gestione attuale dell'azienda. Ha affermato che i commissari straordinari hanno avuto dieci mesi di tempo per risolvere la questione. Reperire i coils, pur non essendo semplice, non è un'impresa impossibile. Ha definito «incommentabile» la comunicazione dei commissari. Tale comunicazione prefigura infatti uno stop per i siti produttivi del Nord.

La comunicazione dei commissari straordinari è stata giudicata inaccettabile. Essa prospetta una chiusura degli impianti del Nord. Questa prospettiva è vista come un grave errore strategico. La produzione in queste sedi non è collegata a problematiche ambientali come la legge Seveso. La chiusura di un impianto come quello di Genova è stata definita un «delitto industriale».

Appello al governo e proposta economica

Il messaggio che i lavoratori intendono portare al governo e in Prefettura è netto. La lettera dei commissari deve essere annullata. È necessario varare un piano per l'approvvigionamento dei semilavorati. Questi materiali sono indispensabili per garantire la produzione. La loro disponibilità è necessaria sia per brevi periodi che per periodi più lunghi di prequalifica. I fondi disponibili dovrebbero essere impiegati per acquistare le forniture necessarie. Non dovrebbero essere sprecati per finanziare la cassa integrazione.

Palombo ha concluso con un appello economico e sociale. L'obiettivo è evitare di mandare altre duemila persone in cassa integrazione. Questo si applica a tutti gli stabilimenti del Nord. L'azienda non può permettersi di sostenere un simile costo sociale ed economico. La priorità è la produzione e la salvaguardia dei posti di lavoro attraverso l'attività produttiva.

Domande e Risposte

Perché i sindacati dell'ex Ilva di Cornigliano chiedono un piano B?

I sindacati chiedono un piano B perché temono che la crisi dello stabilimento di Taranto possa portare alla chiusura anche degli impianti del Nord. Vogliono garantire la continuità produttiva a Genova e negli altri siti, evitando la cassa integrazione.

Cosa contestano i sindacati nella comunicazione dei commissari straordinari?

I sindacati contestano la comunicazione dei commissari straordinari perché prefigura uno stop per i siti del Nord, che non sono legati a problematiche ambientali come la legge Seveso. Ritengono che questa decisione sia un «delitto industriale» e che i fondi debbano essere usati per comprare forniture invece che per la cassa integrazione.