Il Cardinale Zuppi ha visitato Chiavari per commemorare don Nando Negri, sottolineando l'importanza dell'amore incondizionato e della dignità umana. La visita celebra anche l'ottantesimo anniversario della fondazione del 'Villaggio del Ragazzo'.
L'eredità spirituale di don Nando Negri
Il Cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ha reso omaggio a don Nando Negri a Chiavari. Ha lodato l'opera del sacerdote, fondatore del 'Villaggio del Ragazzo'.
Zuppi ha definito l'amore come privo di limiti e gelosia. Per don Nando Negri, accogliere una persona significava restituirle piena dignità. L'amore, secondo il Cardinale, anticipa il potenziale futuro e non si arrende alle avversità.
Questi insegnamenti continuano a ispirare la comunità. Il 'Villaggio del Ragazzo' è un'Opera Diocesana che offre servizi educativi e assistenziali. Si occupa anche di formazione professionale e aggiornamento.
Commemorazione e anniversari significativi
Il Cardinale Zuppi è stato accolto dal vescovo di Chiavari, monsignor Giampio Devasini. Erano presenti anche don Paolo Zanandreis, presidente dell'Opera Diocesana Madonna dei Bambini, e rappresentanti civili ed ecclesiali.
La visita si inserisce nelle celebrazioni per il ventesimo anniversario della scomparsa di don Negri. Quest'anno è anche l'ottantesimo anniversario della nascita dell'Opera da lui fondata.
«Vi ringrazio per l'invito e per la condivisione», ha dichiarato il presidente della CEI. Ha aggiunto: «Qui ho imparato a conoscere don Nando e ho trovato tanta speranza, tanta passione, tanta fede e tanta voglia di futuro. Questo è un grande insegnamento».
Collaborazione tra istituzioni e Chiesa
Rivolgendosi alle autorità presenti, in particolare ai sindaci del territorio, il Cardinale Zuppi ha sottolineato l'importanza della collaborazione. Ha evidenziato il legame tra la comunità civile e quella ecclesiale.
«La presenza delle istituzioni ci ricorda che la Chiesa vive nella città», ha commentato. Questo profondo legame con l'Opera di don Nando non custodisce solo una storia preziosa. Aiuta soprattutto a guardare al futuro.
Non si tratta di rievocare il passato, ma di trovare radici solide. Queste radici devono essere capaci di generare nuovi frutti per la comunità. L'impegno è proiettato verso le generazioni future.
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