Una coppia è accusata di aver raggirato due donne sul lago di Garda, fingendosi milionari e sottraendo oltre 82.000 euro. Il processo è in corso e le vittime chiedono giustizia.
Truffa aggravata sul lago di Garda
Un raggiro elaborato ha portato una coppia di 68 e 76 anni davanti al giudice. Sono accusati di aver raggirato due compaesane. La strategia prevedeva di millantare conti bancari bloccati per cause legali. In questo modo, sono riusciti a farsi consegnare ingenti somme di denaro. La prima vittima ha perso circa 70.000 euro. La seconda ha subito un danno di circa 16.000 euro. La vicenda si è svolta tra il marzo 2020 e l'aprile 2023. Il luogo è un comune dell'entroterra gardesano.
Il giudice ha respinto la richiesta di patteggiamento. La pena sospesa non è stata concessa agli imputati. Gli avvocati difensori sono Casali e Piasente. L'avvocato Beghini rappresenta le parti civili. Ha insistito sulla necessità di un risarcimento per le vittime. Il processo è stato aggiornato a metà luglio. La coppia dovrà rispondere di truffa aggravata.
La messa in scena per ingannare le vittime
La dinamica della truffa ricorda un film. Una delle accusate ha conquistato la fiducia di una delle vittime. Si è presentata come modella e poi come medico. Ha persino affermato di essere la tutrice di un milionario. Questo personaggio fittizio era interessato alla figlia della vittima. La donna ha mostrato un estratto conto di 47 milioni di euro. Proveniva da una banca di Montecarlo.
Il marito ha aggiunto dettagli alla farsa. Si è detto discendente di nobili famiglie. Ha dichiarato di possedere 40 appartamenti a Praga. Hanno convinto la vittima a investire 50.000 euro. L'investimento prometteva un guadagno di un milione. Hanno mostrato auto di lusso e ville. Affermavano che fossero di loro proprietà. La vittima era in un momento di fragilità. Aveva perso i genitori e la sua attività non rendeva.
Metodi ingannevoli e uso di farmaci
La donna è stata indotta a effettuare bonifici. Ha prelevato denaro contante. È andata in banca per completare le operazioni. Prima di recarsi in banca, le veniva data una pastiglia. L'accusata diceva che era un supporto per la menopausa. La vittima si sentiva confusa dopo averla assunta. La cassiera della banca aveva notato il suo stato alterato. I prelievi e i bonifici venivano effettuati sotto effetto di queste sostanze.
In un solo mese, sono stati registrati otto prelievi per oltre 2.000 euro. L'elenco delle transazioni è molto lungo. La promessa era che il denaro sarebbe rientrato con gli interessi. Questo non è mai accaduto. La vittima si è ritrovata con 66.000 euro in meno sul conto. Ha capito di essere stata ingannata dopo tre anni, dal 2020 al 2023. Quando ha chiesto la restituzione, ha ricevuto minacce. Le hanno detto che non dovevano nulla e che avrebbero potuto contattarla tramite legali.
La seconda vittima e le minacce
Con la seconda vittima, la coppia ha utilizzato solo la scusa del denaro bloccato. Non sono state usate le pastiglie. La donna ha consegnato quasi 16.000 euro in diverse occasioni. Anche in questo caso, la restituzione del denaro è stata negata. Le minacce di azioni legali sono state confermate. La giustizia ora dovrà fare chiarezza sulla vicenda. Le vittime attendono un risarcimento.