Il settore della moda maschile italiana ha chiuso il 2025 con un fatturato in flessione del 2,2%. La pelletteria si conferma in crescita, mentre altri comparti come camicie e maglieria registrano cali. Le esportazioni verso l'UE aumentano, mentre quelle extra-UE diminuiscono.
Andamento del fatturato nel 2025
Il comparto della moda maschile italiana ha visto un 2025 con risultati negativi. Il fatturato complessivo ha subito una contrazione del 2,2%. Si è attestato a circa 11,2 miliardi di euro. Questi dati provengono da un'analisi di Confindustria Moda. La comunicazione è avvenuta alla vigilia di Pitti Uomo 110. L'evento si è svolto a Firenze, presso la Fortezza da Basso. L'appuntamento era fissato dal 16 al 19 giugno.
Segmenti in crescita e in calo
La pelletteria si è distinta come l'unico segmento in controtendenza positiva. Ha registrato un aumento del 4,9%. Al contrario, tutti gli altri settori hanno mostrato flessioni. La camiceria ha subito la contrazione più significativa, con un calo del 4,5%. La maglieria esterna ha perso il 3%. Le cravatte hanno registrato una diminuzione del 2,8%. Il vestiario esterno ha visto un calo più contenuto, pari al 1,6%.
Dinamiche delle esportazioni e importazioni
Le esportazioni del settore hanno chiuso il 2025 in ribasso. La flessione è stata del 1,7%. Il valore totale delle esportazioni si è attestato a circa 8,7 miliardi di euro. Le importazioni, invece, sono tornate in territorio positivo. Hanno registrato un incremento dell'1,8%. Il loro valore ha raggiunto i 5,4 miliardi di euro.
Geografia degli scambi commerciali
Analizzando le destinazioni delle esportazioni, si nota una divergenza. I mercati dell'Unione Europea (UE) hanno mostrato una crescita del 3%. La loro quota sull'export totale è salita al 48,1%. Questo dato è in aumento rispetto al 45,9% del 2024. I mercati extra-UE hanno invece subito una contrazione del 5,7%. Nonostante ciò, mantengono la maggioranza dell'export, con il 51,9% del totale.
Ruolo dei fornitori extra-europei
Sul fronte delle importazioni, si osserva un rafforzamento dei fornitori extra-UE. Questi hanno registrato una crescita del 6,9%. La loro incidenza sul totale delle importazioni è salita al 54,0%. L'anno precedente era del 51,5%. I flussi provenienti dall'area UE sono diminuiti del 3,2%. La loro quota si è ridotta al 46%, rispetto al 48,5% dell'anno precedente.