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Enrico Mentana, direttore del Tg La7, ha descritto l'emittente come un canale con un'identità forte, paragonandola a una "nuova Rai3". Ha espresso preoccupazione per un possibile futuro come "tv di governo" in caso di vittoria del centrosinistra, evidenziando la marcata linea editoriale e la necessità di un dibattito più equilibrato.

La7: un'identità marcata e critica

L'emittente La7 ha consolidato nel tempo un profilo editoriale ben definito. Questo si manifesta attraverso programmi e commentatori che spesso esprimono critiche verso l'attuale esecutivo. Tale orientamento ha contribuito significativamente al successo della rete e all'incremento degli ascolti.

Queste osservazioni sono state condivise da Enrico Mentana, direttore del Tg La7. Le sue dichiarazioni sono avvenute durante un incontro al Festival della Tv di Dogliani. L'evento si è concluso nella giornata di chiusura della sua quindicesima edizione.

Mentana ha aggiunto un'ulteriore considerazione sul futuro. Ha ipotizzato che, qualora il centrosinistra dovesse prevalere nelle elezioni, La7 potrebbe correre il rischio di trasformarsi in una "tv di governo".

Critiche alla linea editoriale e ospiti

Il direttore del Tg La7 ha elogiato la gestione dell'emittente. Ha definito Urbano Cairo, Urbano Salerno e i conduttori come estremamente capaci. Il loro operato ha permesso alla rete di raggiungere livelli di ascolto notevoli.

Tuttavia, Mentana ha evidenziato una certa omogeneità nell'impostazione dei programmi serali. Ha notato un orientamento comune e la presenza ricorrente degli stessi ospiti. Nell'ultimo anno, figure come Elly Schlein e Giuseppe Conte sono apparse circa un centinaio di volte.

Crosetto è stato ospite due volte, mentre Bocchino è apparso quaranta volte. Mentana ha ironicamente commentato: «Mi verrebbe da dire 'Vieni avanti Bocchino'». Questa tendenza, secondo lui, asseconda le aspettative del pubblico di La7.

Ha però sottolineato come un elettore di centrodestra potrebbe non sentirsi rappresentato. Ha osservato la mancanza di programmi dove tutti gli ospiti si sentano a proprio agio. In La7, uno si sente a casa, l'altro in trasferta. Uno è in poltrona, l'altro sui carboni ardenti.

La marcata distinzione è evidente. Mentana ha affermato che si è voluto creare una "nuova Rai3", ma senza una corrispondente "nuova Rai2" o "nuova Rai1".

Autonomia del Tg e dibattito politico

La rete viene quindi descritta come una La7 "anti-Meloni". Eppure, a Dogliani, Urbano Cairo aveva precedentemente parlato di un'emittente "più addolcita". Ha contrapposto la presenza attuale di Corrado Augias e Aldo Cazzullo a quella passata di Michele Santoro e Gad Lerner.

Mentana ha replicato che, sebbene Cairo fosse arrivato in un periodo con Lerner e Santoro, c'erano anche altre voci. Ha poi difeso l'indipendenza del suo telegiornale rispetto alla programmazione generale della rete. Ha dichiarato: «Io non do pagelle, se Meloni ha ragione ce l'ha e basta. La mia missione è raccontare la realtà nel modo più rigoroso possibile».

Il direttore del Tg La7 ritiene che lo spazio per un confronto equilibrato tra diverse posizioni politiche si sia ridotto. Questo avviene perché si asseconda la logica dei social network. Si privilegia una dinamica binaria, dove tutto è bianco o nero. Si considera l'altro un nemico o si afferma di avere sempre ragione.

Questa tendenza rischia di trasformare il giornalismo in una forma di "tifoseria".

Possibile ingresso di Cairo in politica

Riguardo a un possibile coinvolgimento politico dell'editore Cairo, Mentana ha ricordato un precedente. Ha alluso alla figura di Silvio Berlusconi. Dal punto di vista politico, Cairo è considerato più esperto di Berlusconi.

Attualmente, non è chiaro per chi voterebbe. Mentana lo descrive come un uomo accorto e cauto.