Gerry Scotti propone un cambio di orario per il prime time televisivo, sostenendo che la TV generalista è ancora vitale se offre contenuti validi. Critica anche l'esperienza politica passata.
La proposta di Gerry Scotti per il prime time
Gerry Scotti, intervenendo al Festival della Tv, ha lanciato una proposta audace. Ha suggerito un accordo tra conduttori per anticipare l'inizio della prima serata. L'obiettivo è evitare che i programmi di punta inizino troppo tardi. Scotti immagina una 'Pax di Dogliani' simbolica. Ha discusso l'idea con Stefano De Martino. L'intento è riportare ordine nei palinsesti televisivi. Molti spettatori rischiano di addormentarsi prima della fine dei programmi.
Il conduttore ha evidenziato come i suoi show e quelli di De Martino ottengano ancora ottimi risultati. «Ci sono sere in cui facciamo insieme 12 milioni di telespettatori tra le 20.30 e le 21.30», ha dichiarato. Questo dimostra, secondo Scotti, la vitalità della televisione generalista. Se l'offerta è buona, il pubblico risponde presente. La televisione generalista non è affatto morta.
Il futuro della TV generalista e la pubblicità
Scotti ha chiarito che il problema degli orari non è solo delle reti commerciali. Ha spiegato che la Rai riceve il canone. Le piattaforme vivono di abbonamenti. Gli editori commerciali, come Mediaset, dipendono esclusivamente dalla pubblicità. Scotti si è chiesto perché un editore dovrebbe fare un passo indietro proprio ora. Gli ascolti stanno funzionando bene. La soluzione, a suo parere, necessita di un accordo generale tra tutti gli operatori del settore. Solo così si potrà trovare un equilibrio.
Il conduttore ha confermato che il suo programma, 'La Ruota della Fortuna', proseguirà senza interruzioni. «Sapevo già dal primo gennaio che avrei fatto la ruota tutta l'estate», ha affermato. Ha smentito così le voci di possibili stop o cambi di programma. Scotti ha anche ironizzato sulle ricostruzioni online. «Basta che dicessi 'faremo compagnia tutta l'estate' e il giorno dopo è uscito: 'Scotti furioso, vuole restare in onda'», ha commentato. Il successo del programma giustifica la sua prosecuzione.
Fedeltà a Mediaset e un passato politico amaro
Gerry Scotti ha parlato del suo storico legame con Mediaset. Ha ammesso una componente di 'pigrizia' nel rimanere. «Sono nato e cresciuto nell'aia di Mediaset», ha detto. Soprattutto, l'azienda gli ha sempre proposto le opportunità giuste al momento giusto. Non si è mai sentito costretto a cercare altrove. «Non ho mai dovuto scegliere se andare altrove», ha rivendicato. È orgoglioso di una fedeltà rara nel panorama televisivo attuale. «Le bandiere forse non esistono più, però io sono contento di essere rimasto», ha aggiunto. Riguardo alle fiction, le considera troppo faticose. Preferisce il suo stile firmato 'famiglie'.
Un passaggio sorprendentemente duro ha riguardato la politica. Scotti l'ha definita «l'esperienza più brutta della mia vita dopo il Covid». Il riferimento è al suo periodo come parlamentare socialista negli anni Ottanta. Ha raccontato di essersi accorto di essere lì solo per schiacciare un pulsante. Nessuna decisione passava attraverso di lui. Questo giudizio amaro si estende al sistema politico italiano. Dopo la fine della Prima Repubblica, si aspettava un cambiamento. «Siamo ancora qui ad aspettare la Terza», ha osservato. L'unica figura che salva è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lo considera «la luce che guida tutte le nostre scelte».