Un consulente della Procura ha testimoniato nel processo sul naufragio di Cutro. Ha dichiarato che la Guardia di Finanza rifiutò la collaborazione della Guardia Costiera la notte della tragedia. Le comunicazioni si interruppero prima del naufragio del caicco.
Rifiuto collaborazione nella notte del naufragio
La notte del 25 febbraio, la Guardia di Finanza non accettò l'assistenza della Guardia Costiera. L'obiettivo era intercettare il caicco Summer Love. L'imbarcazione naufragò poi a Steccato di Cutro. Il tragico evento causò la morte di 94 migranti. Questa informazione è emersa durante il processo sui presunti mancati soccorsi. L'ammiraglio Salvatore Carannante, consulente della Procura, ha reso la sua testimonianza. Ha confermato le dichiarazioni.
Dopo una prima comunicazione alle 23:36, i contatti tra i due corpi si interruppero. Questo accadde prima che la tragedia si verificasse. L'ammiraglio Carannante ha risposto alle domande dei difensori degli imputati. In particolare, ha parlato con l'avvocato Tiziano Saporito. Quest'ultimo difende Antonino Lopresti, ufficiale al comando tattico della Finanza. L'avvocato ha chiesto a Carannante come sapesse del rifiuto di collaborazione.
Il consulente ha citato le parole di Lopresti. Egli disse: «Per il momento è un'attività di polizia che stiamo gestendo noi». Spanò offrì supporto, proponendo di avvisare Crotone e Roccella. La risposta di Lopresti fu: «Se abbiamo necessità vi ricontattiamo». Secondo Carannante, non ci fu alcun ulteriore contatto.
Posizione del comandante Lippolis e valutazione condizioni meteo
Riguardo al colonnello Alberto Lippolis, all'epoca comandante del Roan di Vibo Valentia, Carannante ha fornito dettagli. Lippolis era fuori servizio quella sera. Entrò in gioco solo quando fu interpellato. Non aveva accesso a dati in tempo reale. Non si trovava nella sala operativa. Riceveva informazioni solo tramite il suo cellulare.
Rispondendo all'avvocato Cataliotti, il consulente ha chiarito un punto cruciale. La valutazione delle condizioni avverse del mare è una decisione esclusiva del comandante dell'unità navale. Nessun altro può prendere una decisione differente. Lippolis non poteva impartire ordini al pattugliatore Barbarisi. Quest'ultimo non era sotto il suo comando. Allo stesso modo, non avrebbe potuto ordinare al Gan di Taranto.
Solo alle 3:20 del mattino gli fu comunicato che la motovedetta V5006 stava rientrando. Il rientro era dovuto a condizioni meteo avverse. La testimonianza dell'ammiraglio Carannante getta nuova luce sugli eventi di quella notte. Le dichiarazioni evidenziano potenziali criticità nelle comunicazioni e nelle decisioni operative. Questo accadde nelle ore cruciali che precedettero il naufragio. La vicenda continua a essere al centro dell'attenzione giudiziaria.
Domande frequenti sul naufragio di Cutro
Chi ha testimoniato nel processo sul naufragio di Cutro?
L'ammiraglio Salvatore Carannante, consulente della Procura, ha testimoniato nel processo relativo al naufragio di Cutro. Ha fornito dettagli sulle comunicazioni tra la Guardia di Finanza e la Guardia Costiera la notte della tragedia.
Cosa ha rivelato la testimonianza dell'ammiraglio Carannante?
La testimonianza ha rivelato che la Guardia di Finanza, secondo quanto riportato da Carannante, avrebbe rifiutato la collaborazione della Guardia Costiera per intercettare il caicco Summer Love. Le comunicazioni tra i due corpi si sarebbero interrotte prima del naufragio, nonostante l'offerta di aiuto.