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La Guardia di Finanza avrebbe rifiutato la collaborazione della Guardia Costiera prima del naufragio di Cutro. Un consulente della Procura ha testimoniato in tribunale, sollevando dubbi sulle operazioni di soccorso.

Guardia di Finanza respinse aiuto Guardia Costiera

La notte del naufragio a Cutro, la Guardia di Finanza non accettò il supporto offerto dalla Guardia Costiera. Questo avvenne prima che il caicco "Summer Love" facesse naufragio, causando la morte di 94 migranti. L'ammiraglio Salvatore Carannante, consulente della Procura, ha riferito questi fatti durante il processo. Le sue dichiarazioni mettono in luce presunti mancati soccorsi.

Carannante ha confermato l'interruzione dei contatti tra le due forze dell'ordine. Dopo una prima comunicazione alle 23:36, ogni dialogo cessò. Questo silenzio durò fino al verificarsi della tragedia. Il consulente ha risposto alle domande dei legali degli imputati. In particolare, ha chiarito la posizione dell'ufficiale Antonino Lopresti.

L'avvocato Tiziano Saporito ha chiesto a Carannante da dove derivasse l'affermazione del rifiuto di collaborazione. La risposta è stata netta: "Da quando dice 'Per il momento è un'attività di polizia che stiamo gestendo noi'". Spanò offrì supporto, proponendo di avvisare Crotone e Roccella. La replica fu: "Se abbiamo necessità vi ricontattiamo".

Tuttavia, il ricontatto non avvenne mai. Questo dettaglio è emerso chiaramente dalla testimonianza. La Guardia Costiera si rese disponibile, ma la Guardia di Finanza scelse di gestire autonomamente la situazione. La frase pronunciata da un rappresentante della Finanza indica una chiara volontà di non condividere le informazioni o le operazioni.

Posizione del comandante Lippolis e valutazione condizioni meteo

Riguardo al colonnello Alberto Lippolis, all'epoca comandante del Roan di Vibo Valentia, Carannante ha fornito ulteriori dettagli. Lippolis quella sera non era in servizio. Tuttavia, intervenne quando fu contattato. Non aveva accesso diretto ai dati in tempo reale. Non si trovava nella sala operativa. La sua unica fonte di informazione era il suo telefono cellulare.

Rispondendo all'avvocato Cataliotti, il consulente ha sottolineato un punto cruciale. La valutazione delle condizioni meteo avverse è una responsabilità esclusiva del comandante dell'unità navale. Nessun altro può prendere decisioni in merito. Questo principio è fondamentale per comprendere le dinamiche di comando.

Lippolis non aveva l'autorità per impartire ordini al pattugliatore Barbarisi. Quest'ultimo non dipendeva da lui. Allo stesso modo, non poteva dare ordini al GAN di Taranto. Solo alle 3:20 del mattino gli fu comunicato che la motovedetta V5006 stava rientrando. Il motivo addotto erano le condizioni meteo avverse.

Queste dichiarazioni gettano ulteriore luce sulla gestione dell'emergenza. La catena di comando e la comunicazione tra le diverse forze di polizia marittima sono al centro dell'indagine. La testimonianza dell'ammiraglio Carannante mira a ricostruire precisamente gli eventi di quella tragica notte. L'obiettivo è accertare le responsabilità relative ai mancati soccorsi.

Dettagli sull'operatività e le comunicazioni

La testimonianza dell'ammiraglio Carannante ha evidenziato la frammentazione delle comunicazioni. La decisione della Guardia di Finanza di non accettare l'aiuto della Guardia Costiera ha avuto conseguenze dirette. L'interruzione del dialogo tra le due istituzioni è un elemento chiave per comprendere la sequenza degli eventi. La disponibilità della Guardia Costiera era concreta, ma non venne sfruttata.

La frase «Per il momento è un'attività di polizia che stiamo gestendo noi» pronunciata da un ufficiale della Finanza è emblematica. Indica una chiara intenzione di mantenere il controllo esclusivo dell'operazione. Questo approccio, secondo il consulente, ha impedito un coordinamento efficace. L'offerta di collaborazione, che includeva la possibilità di avvisare altri centri di soccorso come Crotone e Roccella, è rimasta inascoltata.

La mancanza di un aggiornamento continuo tra le forze di polizia marittima è stata fatale. La tragedia di Cutro ha messo in evidenza la necessità di una comunicazione trasparente e immediata in situazioni di emergenza. Le dichiarazioni in tribunale mirano a stabilire se questa mancanza di coordinamento abbia contribuito all'alto numero di vittime. La difesa degli imputati cerca di chiarire ogni aspetto della vicenda.

La posizione del colonnello Lippolis, pur non essendo in servizio, è stata analizzata. La sua informazione limitata, dovuta alla mancanza di accesso alla sala operativa, solleva interrogativi sulla gestione delle informazioni. La testimonianza di Carannante continua a fornire elementi cruciali per la ricostruzione dei fatti. L'indagine mira a fare piena luce sulle circostanze che hanno portato al naufragio e alle perdite di vite umane.

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