Il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, è stato posto agli arresti domiciliari. Le indagini ipotizzano uno scambio di voti elettorali in cambio di promesse di assunzione presso il Comune. L'operazione è stata condotta dal ROS e dai Carabinieri.
Sindaco ai domiciliari per presunto accordo elettorale
Le autorità giudiziarie hanno disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari per il primo cittadino di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi. L'indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ipotizza un coinvolgimento del sindaco in un presunto patto illecito.
L'accusa principale riguarda uno scambio di favori. Si tratterebbe di voti ottenuti in cambio di promesse di impiego all'interno dell'amministrazione comunale. L'operazione è stata eseguita stamani dal ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e dai Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza.
La notizia ha scosso la comunità locale, gettando un'ombra sulla gestione politica della città. Le indagini proseguono per chiarire l'intera dinamica dei fatti contestati.
L'ipotesi di accordo con affiliato 'ndrangheta
Al centro delle indagini vi è l'ipotesi di un accordo tra il sindaco Stasi e un affiliato alla 'ndrangheta. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, uno degli indagati principali, Annibale Matalone, considerato legato alla cosca di Rossano, avrebbe stretto un patto con il primo cittadino. Questo accordo sarebbe stato mediato da Vincenzo Curia, anch'egli destinatario di una misura cautelare.
Matalone, attualmente in carcere, si sarebbe impegnato a condurre una campagna elettorale a favore di Stasi. In cambio, avrebbe ricevuto la promessa di un'assunzione per sé e per alcuni familiari. L'impiego promesso sarebbe stato presso il Comune o in enti collegati alla municipalità.
Il Gip, nell'ordinanza di custodia cautelare, ha riportato un'intercettazione in cui Matalone esprimeva il suo desiderio. Affermava che, per il suo sostegno elettorale, si sarebbe accontentato di una «fatighedda», termine gergale per indicare un lavoro stabile e normale.
Queste dichiarazioni sono considerate cruciali dagli investigatori. Esse delineano un quadro di presunta corruzione elettorale con possibili infiltrazioni mafiose. La DDA di Catanzaro ha coordinato le attività per raccogliere prove concrete.
Le intercettazioni come prova chiave
Le conversazioni intercettate tra Annibale Matalone e Vincenzo Curia costituiscono il fulcro delle prove raccolte. In una specifica intercettazione del 6 maggio 2024, Curia avrebbe comunicato a Matalone l'interesse di Stasi a incontrarlo. L'obiettivo era discutere in vista delle elezioni comunali imminenti.
Matalone si mostrò interessato alla proposta. Tuttavia, pose una condizione chiara fin da subito. La sua disponibilità a procurare voti per Stasi era subordinata alla garanzia di un impiego. Nello specifico, desiderava un posto di lavoro presso l'ente comunale, menzionando il cimitero come possibile sede.
Curia, a sua volta, riferì di aver appreso direttamente da Stasi. Il sindaco era a conoscenza di Matalone da tempo. Lo conosceva anche come uno dei suoi sostenitori. Stasi possedeva persino il numero di telefono di Matalone.
Matalone, dal canto suo, negò di aver avuto frequentazioni dirette con Stasi. Affermò però di intrattenere rapporti amicali con persone a lui vicine. Questa dichiarazione contrasta con le informazioni emerse dalle intercettazioni.
Incontri e telecamere: la ricostruzione dei fatti
Le indagini hanno ricostruito anche alcuni incontri avvenuti tra i protagonisti. Il 16 maggio, Curia invitò Matalone a raggiungerlo nei pressi della sede del comitato elettorale di Stasi. Le telecamere di videosorveglianza hanno ripreso i due mentre conversavano.
Si trovavano sul lato opposto della strada rispetto al comitato. In quel frangente, Stasi si allontanava, rivolgendo un saluto generale verso le persone presenti dall'altra parte della carreggiata. Le registrazioni video non hanno documentato un incontro diretto tra il sindaco e gli altri due indagati.
Pochi giorni dopo, un'altra intercettazione ha rafforzato i sospetti. Matalone dichiarò: «io lo voto e lo faccio votare a Stasi… una ventina di voti glieli ho arrangiati…». Questa frase è stata interpretata come una conferma dell'accordo elettorale.
Gravità indiziaria e comunicazioni a rischio
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha ritenuto sussistente la gravità indiziaria a carico degli indagati. Gli elementi raccolti, tra cui colloqui intercettati e immagini delle telecamere, supportano questa conclusione. I dialoghi registrati dimostrano l'attività di Curia. Egli fungeva da intermediario per mettere in contatto Matalone con Stasi.
Le indagini suggeriscono che Stasi cercasse attivamente Matalone. Tuttavia, lo scambio di informazioni tra i due avveniva con estrema cautela. Sia Curia che Matalone ritenevano l'uso del telefono troppo rischioso. Preferivano comunicare attraverso incontri o altri mezzi per evitare intercettazioni dirette.
Questa strategia di comunicazione mirava a eludere i controlli delle forze dell'ordine. La prudenza adottata evidenzia la consapevolezza della potenziale illegalità delle loro azioni. L'inchiesta mira ora a definire le responsabilità individuali e a ricostruire l'intera rete di presunti accordi illeciti.