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Il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, è stato posto agli arresti domiciliari. L'accusa ipotizza un accordo elettorale con un affiliato della 'ndrangheta, promettendo assunzioni in cambio di voti. Le indagini si basano su intercettazioni e riprese video.

Accuse di accordo elettorale con esponente della 'ndrangheta

Le autorità giudiziarie ipotizzano un presunto accordo illecito. L'obiettivo sarebbe stato l'ottenimento di voti durante la campagna elettorale. In cambio, sarebbero state promesse assunzioni presso il Comune di Corigliano-Rossano. Questa è l'ipotesi centrale avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. La DDA ha richiesto e ottenuto una misura cautelare. Il sindaco Flavio Stasi è stato posto agli arresti domiciliari.

L'operazione è stata condotta dal ROS e dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza. L'indagine mira a fare luce su presunti scambi di favori. L'ipotesi di reato riguarda la corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso. Le indagini si concentrano su un presunto patto tra il primo cittadino e un affiliato della criminalità organizzata.

Indagini basate su intercettazioni e promesse di lavoro

Secondo le ricostruzioni investigative, uno degli indagati, Annibale Matalone, si troverebbe in carcere. Matalone è ritenuto legato alla cosca di Rossano. Attraverso l'intermediazione di Vincenzo Curia, anch'egli ai domiciliari, Matalone si sarebbe impegnato a sostenere la campagna elettorale di Stasi. La contropartita promessa era l'assunzione dello stesso Matalone e di suoi familiari. Le assunzioni sarebbero avvenute nel Comune o in enti collegati.

Il Giudice per le Indagini Preliminari, nell'ordinanza, riporta un'intercettazione chiave. Matalone avrebbe dichiarato che, in cambio del suo sostegno elettorale, si sarebbe accontentato di una «fatighedda». Questo termine dialettale indica un posto di lavoro normale. Le dichiarazioni suggeriscono un accordo ben preciso tra le parti.

Dialoghi intercettati e incontri documentati

Le accuse si fondano principalmente sulle conversazioni intercettate tra Matalone e Curia. In un dialogo del 6 maggio dell'anno scorso, Curia avrebbe trasmesso a Matalone l'interesse di Stasi a incontrarlo in vista delle elezioni comunali. Matalone si mostrò interessato. Tuttavia, pose subito una condizione chiara. Si sarebbe reso disponibile a procurare voti per Stasi solo a patto di ottenere un impiego presso l'ente comunale. In particolare, si menziona una posizione presso il cimitero.

Curia avrebbe riferito di aver appreso direttamente da Stasi. Il sindaco conosceva da tempo Annibale Matalone. Lo considerava anche uno dei suoi sostenitori. Stasi era in possesso del suo numero di telefono. Matalone, invece, sosteneva di non aver avuto contatti diretti con Stasi. Affermava di avere solo rapporti amicali con persone a lui vicine.

La conferma degli incontri e la promessa di voti

Le carte giudiziarie descrivono un ulteriore contatto avvenuto il 16 maggio. Curia chiese a Matalone di raggiungerlo nei pressi della sede del comitato elettorale di Stasi. Entrambi furono ripresi da telecamere di sorveglianza mentre conversavano sul lato opposto della strada. Successivamente, Stasi si allontanò, rivolgendo un saluto generale. Le telecamere non registrarono un incontro diretto tra il sindaco e gli altri due indagati.

Pochi giorni dopo, Matalone fu intercettato mentre affermava: «Io lo voto e lo faccio votare a Stasi... una ventina di voti glieli ho arrangiati». Queste parole rafforzano l'ipotesi di un accordo. L'attività di intermediazione e la promessa di un numero specifico di voti sembrano confermate.

Gravità indiziaria e cautela nelle comunicazioni

Il Gip ha ritenuto sussistente la gravità indiziaria a carico degli indagati. Gli elementi investigativi includono colloqui intercettati e immagini dalle telecamere. I dialoghi documentati dimostrano un'attività di Curia volta a facilitare il contatto tra Matalone e Stasi. Quest'ultimo avrebbe ricercato Matalone. Tuttavia, lo scambio di informazioni tra i due avveniva senza l'uso del telefono. Sia Curia che Matalone ritenevano questa modalità troppo rischiosa. La cautela suggerisce la consapevolezza di un'attività potenzialmente illecita.

Le indagini proseguono per accertare l'intera portata dell'accordo. Si cerca di comprendere se vi siano stati altri episodi simili. La giustizia mira a garantire la trasparenza e l'integrità dei processi elettorali. La vicenda solleva interrogativi sulla condotta di alcuni amministratori pubblici.