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Cinque persone sono state colpite da misure cautelari a Corigliano-Rossano per estorsioni aggravate dal metodo mafioso. Le indagini hanno svelato 17 episodi, alcuni gestiti anche da un detenuto.

Estorsioni aggravate a imprenditori e commercianti

Un'operazione dei Carabinieri ha portato all'emissione di cinque ordinanze di custodia cautelare. Le misure riguardano episodi di estorsione. Questi atti sono stati aggravati dall'uso del metodo mafioso. Le vittime erano imprenditori agricoli e commerciali della zona. L'indagine è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. I militari del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano hanno eseguito i provvedimenti. Hanno ricevuto supporto dal Nucleo cinofili di Vibo Valentia.

Le ordinanze sono state emesse dal Gip del Tribunale di Catanzaro. La richiesta è giunta dalla Dda locale. Quattro persone sono finite in carcere. Una quinta è stata sottoposta all'obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. L'attività investigativa ha permesso di accertare numerosi atti estorsivi. Alcuni sono stati consumati, altri sono rimasti tentati.

Il ruolo del detenuto nell'organizzazione

Le indagini hanno fatto emergere un totale di 17 episodi di estorsione. Questi atti erano perpetrati da un gruppo familiare radicato nel territorio. Il capo di questa organizzazione criminale si trovava già in carcere. Nonostante la detenzione, riusciva a impartire direttive ai suoi complici. Lo faceva tramite un telefono cellulare. Questo dispositivo era posseduto e utilizzato illecitamente. Veniva impiegato per minacciare le vittime. Serviva anche per richiedere denaro e altre utilità.

L'organizzazione agiva in modo coordinato. Le richieste estorsive erano ideate e pianificate dal detenuto. La pressione intimidatoria era amplificata dalla caratura criminale del capo. Gli investigatori hanno sottolineato un aspetto inquietante. Le vittime venivano messe in contatto telefonico diretto con il detenuto. Questo avveniva nonostante la sua reclusione.

Indagini e provvedimenti giudiziari

L'attività investigativa ha ricostruito la dinamica delle estorsioni. I Carabinieri hanno raccolto prove significative. Queste prove hanno portato alla richiesta di misure cautelari da parte della Dda. Il Gip ha accolto la richiesta, emettendo le ordinanze. L'operazione mira a colpire le strutture criminali che operano sul territorio. L'aggravante del metodo mafioso evidenzia la pericolosità del gruppo.

Le indagini proseguono per accertare eventuali altri episodi. Si cerca di comprendere appieno la portata dell'attività del gruppo. La collaborazione tra le diverse articolazioni dell'Arma dei Carabinieri è stata fondamentale. Il supporto del Nucleo cinofili ha contribuito all'efficacia dell'operazione. La Dda di Catanzaro continua a monitorare le attività criminali nell'area.

Le vittime e il contesto territoriale

Le vittime delle estorsioni erano principalmente imprenditori agricoli e commerciali. Questi settori sono spesso bersaglio di attività criminali. La pressione estorsiva mina la libera iniziativa economica. Crea un clima di paura e insicurezza. L'intervento delle forze dell'ordine è cruciale per ripristinare la legalità. Il gruppo criminale agiva con determinazione. Sfruttava la sua posizione e la sua notorietà per imporre le proprie richieste.

La gestione delle estorsioni da parte di un detenuto evidenzia la resilienza delle organizzazioni criminali. La capacità di mantenere i contatti con l'esterno e impartire ordini è un segnale preoccupante. Le autorità giudiziarie e le forze dell'ordine sono impegnate a contrastare tali fenomeni. La collaborazione dei cittadini è importante per segnalare attività sospette. La repressione delle estorsioni è fondamentale per la ripresa economica e sociale del territorio.