I sindacati esprimono forte preoccupazione per il futuro dello stabilimento Beko a Comunanza, Ascoli Piceno. Si teme una drastica riduzione del personale e un calo della produzione, con richieste urgenti di investimenti e garanzie.
Preoccupazione per il futuro dello stabilimento
L'incontro tra sindacati e management Beko a Comunanza ha sollevato seri dubbi. Le risposte sulle prospettive industriali e occupazionali non sono state ritenute adeguate. Lo stabilimento, che attualmente impiega poco più di 200 persone, rischia di scendere sotto questa soglia già nel gennaio 2027. Questo dato emerge chiaramente dalle comunicazioni aziendali. La situazione preoccupa fortemente le rappresentanze dei lavoratori. Hanno accompagnato il percorso di riorganizzazione aziendale. Ora chiedono chiarezza sul futuro.
Produzione in forte calo e cassa integrazione
Un altro dato allarmante riguarda la produzione. Le previsioni di marzo 2026 indicavano un rialzo fino a 428 mila pezzi. Attualmente, la stima per la fine del 2026 è scesa a circa 300 mila pezzi. Si tratta di un calo di 128 mila unità. Questo dato negativo è aggravato dall'aumento dei periodi di cassa integrazione. I lavoratori registrano più giornate di sospensione dal lavoro rispetto a quelle effettivamente svolte. La gestione degli ammortizzatori sociali non basta più. Servono risposte concrete.
Richieste urgenti di investimenti e garanzie
Le organizzazioni sindacali, tra cui Fim, Fiom, Uilm e Ugl, non ritengono sufficiente la gestione delle uscite e la riduzione dell'organico. Richiedono risposte immediate sul futuro dello stabilimento. Le domande riguardano i volumi produttivi futuri. Si chiede dove siano finiti gli investimenti precedentemente annunciati. Inoltre, si vuole sapere quali prodotti e quali mercati garantiranno la continuità operativa del sito. Le istituzioni regionali e nazionali sono state sollecitate a mantenere alta l'attenzione. La perdita di un altro importante presidio industriale per Comunanza e il Piceno non è accettabile. Si auspicano chiarezza, trasparenza e azioni concrete.
Ai lavoratori viene prospettata principalmente la cassa integrazione. Senza investimenti significativi, nuovi volumi produttivi e una chiara prospettiva di rilancio, il rischio è concreto. L'attività potrebbe subire un progressivo ridimensionamento. Si teme, in ultima analisi, lo spegnimento completo dello stabilimento. Le organizzazioni sindacali chiedono un piano industriale rivisto e attuabile. La priorità è garantire la sostenibilità del sito produttivo. La situazione richiede un intervento deciso da parte di tutti gli attori coinvolti. Il futuro di centinaia di famiglie è in gioco.