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Il sindacato Fim-Cisl esprime forte preoccupazione per la situazione industriale di Beko in Italia, segnalando ritardi negli investimenti, calo della produzione e un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali. Si attende un piano industriale dettagliato al ministero.

Situazione industriale critica per Beko

Il Coordinamento nazionale Fim-Cisl ha delineato un quadro preoccupante per gli stabilimenti italiani del gruppo Beko. Si evidenziano ritardi nei finanziamenti promessi. La produzione ha subito un calo significativo. Si fa un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali. Questi temi saranno al centro di un incontro ministeriale. L'appuntamento è fissato per il primo ottobre. Si terrà presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy. La vertenza riguarda la multinazionale di origine turca.

Per la sede di Melano, situata a Fabriano (provincia di Ancona), si prevede una contrazione produttiva. Si stima un calo del 10% rispetto agli obiettivi prefissati. Tali obiettivi erano già stati ridimensionati. La saturazione degli impianti non è stata raggiunta. Le giornate di cassa integrazione sono rimaste elevate. Questo dato si riferisce al primo semestre dell'anno. Nonostante ciò, si sono registrate molte uscite volontarie dal personale.

Impatto della cassa integrazione e ridimensionamento

Anche lo stabilimento di Comunanza, in provincia di Ascoli Piceno, risente pesantemente della cassa integrazione. Qui vengono prodotte le lavatrici. Dall'inizio dell'anno sono state utilizzate 34 giornate di integrazione salariale. Rispetto al polo di Fabriano, si nota un progressivo ridimensionamento. Questo riguarda i settori di Ricerca e Sviluppo. Anche le funzioni strategiche aziendali sono state interessate. Ciò ha comportato un significativo depotenziamento del centro direzionale. L'unica realtà che mostra prospettive di stabilità è il Contact Center.

Tuttavia, rimangono circa 90 impiegati. Questi lavoratori non hanno aderito al piano di uscite incentivate. Continuano a essere coinvolti nella cassa integrazione. Vivono una condizione di profonda incertezza. L'incertezza riguarda sia la loro occupazione sia la loro carriera professionale.

Investimenti mancanti e richieste sindacali

Sul fronte degli investimenti, il sindacato sottolinea dati allarmanti. Per i siti marchigiani, a Melano sono stati investiti solo 14 milioni di euro. L'accordo prevedeva 62 milioni. A Comunanza, gli investimenti ammontano a meno di un milione di euro. Il Piano 2025-27 ne prevedeva 15 milioni. Il segretario nazionale Fim-Cisl, Massimiliano Nobis, ha commentato la situazione. Ha dichiarato: «Al tavolo ministeriale del primo ottobre, il management di Beko Italy dovrà presentare un piano dettagliato».

Il piano dovrà riguardare il completamento degli obiettivi industriali. Questi sono definiti dall'accordo del 2025. Dovranno essere specificati i tempi di attuazione degli investimenti. Sarà necessario dettagliare il lancio di nuovi prodotti. Si dovrà valorizzare i marchi storici. L'obiettivo è il mantenimento dell'occupazione. Si dovrà evitare il ricorso prolungato alla cassa integrazione. Il Governo, conclude Nobis, deve proporre azioni concrete. Queste azioni di politica industriale dovranno sostenere il settore. Fim, Fiom e Uilm lo richiedono da tempo.

Domande frequenti

Qual è la principale preoccupazione del sindacato Fim-Cisl riguardo Beko?
La principale preoccupazione riguarda i ritardi negli investimenti promessi, un calo della produzione negli stabilimenti italiani e un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali, che mettono a rischio la tenuta industriale e l'occupazione.

Quali sono i dati specifici sugli investimenti e la produzione negli stabilimenti marchigiani di Beko?
A Melano di Fabriano, sono stati investiti 14 milioni dei 62 previsti, e si stima un calo della produzione del 10%. A Comunanza, gli investimenti sono inferiori a 1 milione rispetto ai 15 milioni previsti dal Piano 2025-27.

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