L'assessore regionale all'Istruzione, Fabio Barcaioli, critica duramente il governo centrale per la gestione del dimensionamento scolastico, parlando di arroganza e confusione. La Regione contesta le decisioni calate dall'alto che hanno creato instabilità.
Arroganza istituzionale sul dimensionamento scolastico
Per mesi il Ministero dell'Istruzione ha ignorato la sentenza del Tar dell'Umbria. L'Ufficio Scolastico Regionale ha agito come se la decisione non esistesse. Questo atteggiamento è stato definito di «totale arroganza istituzionale». L'assessore regionale all'Istruzione, Fabio Barcaioli, ha espresso queste critiche. La Regione e il Comune di Città di Castello sono stati costretti ad azioni legali. L'obiettivo era vedere riconosciute le proprie ragioni.
Barcaioli risponde alle dichiarazioni del segretario regionale della Lega, Riccardo Augusto Marchetti. L'assessore sottolinea la confusione del Governo. Solo pochi giorni fa, in un tavolo regionale, si dava per scontato il ricorso al Consiglio di Stato. Quest'ultimo era contro la sentenza del Tar. Oggi, invece, si apprende che il Governo non procederà con il ricorso.
Questa ricostruzione, in assenza di comunicazioni ufficiali, conferma il caos. La vicenda del dimensionamento scolastico è stata accompagnata da incertezza fin dall'inizio. Marchetti cerca di nascondere un fallimento politico. Agisce come un «sordo che non vuole sentire».
Regione Umbria contesta decisioni centralistiche
Chi difendeva i commissariamenti e i decreti dall'alto ora scarica sulla Regione. Le conseguenze sono di scelte centralistiche. La sentenza del Tar dell'Umbria non ha evidenziato inadempienze regionali. Ha invece censurato gli atti del commissario governativo. Questi atti avevano poteri non coerenti con il mandato ricevuto. Il problema non era il lavoro della Regione. Quest'ultimo era frutto di confronto con i territori. Il problema era il percorso imposto dal commissariamento.
Se il Governo fosse stato convinto delle proprie scelte, le avrebbe difese. Le avrebbe difese davanti al Consiglio di Stato. La discussione sul possibile ricorso dimostra la gestione contraddittoria. Barcaioli ribadisce la posizione della Regione. Non è mai stato difeso l'interesse di un singolo territorio. Si è contrastata una politica di riduzione delle autonomie scolastiche. Questa politica avrebbe penalizzato l'intera Umbria.
Il piano regionale era stato costruito con criteri condivisi. Si sono tenute conto delle esigenze delle comunità. Il Governo ha scelto il commissariamento. Ha riscritto il lavoro regionale. Non ha riconosciuto le autonomie richieste dalla Regione.
Caos scolastico e richieste di serietà
Il commissariamento ha preso come riferimento una situazione non più reale. Si è considerato un edificio demolito dal Ministero. Questo edificio non era ancora stato ricostruito. È un paradosso ignorato. Dimostra quanto le decisioni fossero lontane dai bisogni concreti. La Regione lavorerà con il Comune e le parti sociali. L'obiettivo è restituire stabilità a studenti e famiglie. Si vogliono rimediare le conseguenze di questa gestione «schizofrenica».
Alla Lega si chiede un atto di serietà. Prima di dare lezioni alla Regione, spieghi ai cittadini. Spieghi perché ha sostenuto un provvedimento. Questo provvedimento ha mandato la scuola umbra nel caos. La propaganda della destra non regge più, conclude Barcaioli.