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Interrogazione parlamentare su licei di Chieti

Due istituti scolastici di Chieti, il Liceo Classico G.B. Vico e il Liceo Scientifico Filippo Masci, sono finiti al centro di un'interrogazione parlamentare. L'atto, presentato dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI), riguarda la presunta mancata organizzazione di iniziative adeguate per il Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata.

L'interrogazione parlamentare, che coinvolge un totale di 41 istituti su tutto il territorio nazionale, solleva preoccupazioni per il suo potenziale impatto sulla libertà d'insegnamento e sull'autonomia scolastica. La FLC CGIL di Chieti ha espresso una ferma opposizione a questa iniziativa, definendola propaganda politica.

Critiche alla FLC CGIL Chieti: propaganda e pressione politica

La FLC CGIL Chieti contesta fermamente l'operazione, sostenendo che non abbia nulla a che fare con la tutela della memoria storica. Secondo il sindacato, l'interrogazione mira a trasformare una sollecitazione ministeriale in un obbligo prescrittivo, esercitando una pressione politica mascherata da adempimento istituzionale.

Il sindacato sottolinea come la legge che istituisce il Giorno del Ricordo non preveda meccanismi sanzionatori, rispettando l'autonomia scolastica. L'atto parlamentare, secondo la FLC CGIL, punta a introdurre un sistema punitivo non previsto né dalla legge né dalla Costituzione.

Libertà d'insegnamento e Costituzione

La FLC CGIL Chieti difende con forza la libertà d'insegnamento, sancita dall'articolo 33 della Costituzione. Questa libertà è considerata fondamentale per la formazione di cittadini capaci di pensiero critico e ricerca della verità, resistendo al conformismo intellettuale.

Il sindacato rifiuta categoricamente l'introduzione di meccanismi punitivi nei confronti di scuole e docenti. L'autonomia scolastica, viene ribadito, non è un privilegio ma un presidio democratico essenziale per il funzionamento della scuola.

Fonti anonime e contesto politico

L'interrogazione si basa su «testimonianze raccolte» di natura e provenienza non specificate, sollevando dubbi sulla veridicità delle informazioni. Docenti degli istituti citati hanno già smentito i presupposti dell'atto, affermando che il tema delle foibe è regolarmente trattato nella programmazione didattica.

La FLC CGIL chiede la trasparenza sulle fonti, ritenendo che le comunità scolastiche abbiano il diritto di conoscere l'origine delle accuse. Il sindacato inquadra l'iniziativa nel contesto di attacchi ricorrenti alla scuola pubblica, visti come tentativi di intimidazione e schedatura dei docenti.