Il settore agricolo in Romagna mostra una crescita notevole, superando le medie nazionali. La Fai Cisl Romagna sottolinea l'importanza di garantire maggiori diritti e tutele per i lavoratori, affinché il progresso economico si traduca in benessere diffuso.
Agricoltura romagnola: un motore economico vitale
Il settore primario in Romagna, comprendente le province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna, si conferma un pilastro fondamentale dell'economia locale. I dati del Rapporto sull’Economia 2025 evidenziano una vitalità superiore alle medie regionali e nazionali. La Fai Cisl Romagna, analizzando questi risultati, sollecita un adeguamento delle relazioni sindacali. Il segretario generale, Roberto Cangini, afferma che la solidità economica deve tradursi in un miglioramento della qualità del lavoro. «Se il settore corre, devono correre anche i diritti e le garanzie contrattuali dei lavoratori», dichiara Cangini.
La Produzione Lorda Vendibile (Plv) complessiva mostra incrementi significativi. Questo successo è attribuito anche al sacrificio dei lavoratori. È necessario investire sulla stabilità contrattuale e sulla sicurezza. I profitti devono trasformarsi in benessere per le famiglie. La filiera agricola è strettamente legata a quella della trasformazione. Quest'ultima genera diversi miliardi di euro in Romagna.
Forlì-Cesena: eccellenza nella produzione e zootecnia
La provincia di Forlì-Cesena spicca per il suo peso specifico nel settore agricolo. Genera il 4,2% del valore aggiunto provinciale. Questo dato supera nettamente la media regionale (2,3%) e nazionale (2,2%). L'impatto occupazionale è considerevole: l'agricoltura impiega il 13,6% degli addetti totali. La media regionale è del 5,7%, quella nazionale del 5,3%. «Siamo di fronte a un pilastro occupazionale insostituibile», sottolinea Roberto Cangini. «Quasi 14 lavoratori su 100 operano nella filiera agricola». I dati del 2025 sono entusiasmanti. La Plv ha raggiunto i 545 milioni di euro, con un aumento del 12,9%. La zootecnia, in particolare quella avicola, registra una crescita del 21,7%.
Questi risultati non sono casuali. Sono il frutto del sacrificio dei lavoratori. È il momento di investire sulla stabilità dei contratti. La sicurezza sul lavoro è fondamentale. I profitti devono tradursi in benessere per le famiglie. La filiera agricola è strettamente legata a quella della trasformazione. Quest'ultima genera diversi miliardi di euro in Romagna.
Rimini: leader nel biologico e nel settore ittico
Anche il territorio di Rimini si distingue per qualità ambientale e innovazione. Il 15,0% delle aziende agricole locali è biologico. Questo valore supera la media regionale dell'11,4%. La Produzione Lorda Vendibile nel 2024 ha sfiorato i 127 milioni di euro. «Rimini è la terra del biologico», afferma Cangini. Questo modello genera l'1,1% della ricchezza provinciale. Impiega il 2,7% degli addetti totali. Nonostante le sfide della pesca, il comparto rappresenta ancora il 12,2% degli addetti agricoli riminesi. I mercati ittici di Rimini e Cesenatico, con un volume d'affari di oltre 17 milioni di euro, confermano la vitalità della filiera del mare. La sfida è garantire che l'eccellenza orticola e l'economia blu siano sinonimo di lavoro dignitoso e ben retribuito.
La provincia punta sulla qualità ambientale. L'innovazione è un elemento chiave. Il biologico è un modello di successo. Genera ricchezza e occupazione. La filiera del mare rimane importante. È necessario garantire condizioni di lavoro adeguate. La dignità e la retribuzione sono prioritarie.
Ravenna: polo industriale con export in crescita
Ravenna si posiziona come un polo agricolo di rilevanza nazionale. Occupa il 30° posto in Italia per valore aggiunto agricolo. Il settore genera 640 milioni di euro. Questo rappresenta il 4,7% del valore aggiunto totale provinciale. La media nazionale è del 2,1%. La crescita è trainata da un export significativo. Nei primi nove mesi del 2025, l'export ha registrato un +21,7%, raggiungendo i 185 milioni di euro. Le colture permanenti (frutta e vite) crescono del 28,6%. «A Ravenna l’agricoltura è una realtà industriale che produce ricchezza vera», dichiara il segretario Fai Cisl. La capacità di conquistare mercati esteri come Germania, Polonia e Regno Unito testimonia la dedizione dei produttori. L'occupazione ravennate è risalita nel 2025 a 13.706 addetti. Rappresenta l'8,5% della forza lavoro provinciale. La ripresa occupazionale è positiva. Deve tradursi in attrattività per i giovani. Solo il 3,5% delle imprese è guidato da giovani. È necessario garantire tutele per favorire il ricambio generazionale. Le imprese agricole a Ravenna sono 1.541, a Faenza 1.232.
L'agricoltura ravennate è un'industria. Produce ricchezza e valore. L'export è un punto di forza. I mercati internazionali sono conquistati. La ripresa occupazionale è un segnale positivo. L'attrattività per i giovani è una priorità. Il ricambio generazionale è fondamentale.
La sfida della Fai Cisl Romagna: dai numeri ai diritti
Per Roberto Cangini, i Rapporti 2025 delle Camere di Commercio devono inaugurare una nuova fase di dialogo con le parti datoriali. Il sindacato chiede che il successo economico stimoli un rinnovo della contrattazione provinciale. Questo deve porre al centro la persona. «I dati ci dicono che l'agricoltura romagnola non solo tiene, ma cresce a doppia cifra», conclude Cangini. La richiesta è che la ricchezza prodotta rimanga sul territorio. Deve tradursi in maggiori tutele, formazione continua e salari adeguati. Si mira a proteggere il potere d'acquisto dei lavoratori agricoli e della pesca. L'obiettivo è rendere il settore più attrattivo. L'agricoltura e la trasformazione soffrono di una scarsa reputazione tra i lavoratori. È necessario incidere sui servizi. Gli asili e il problema abitativo ostacolano l'arrivo di forza lavoro. Se le province sono ai vertici della produzione, devono esserlo anche nella dignità del lavoro.
Il successo economico deve portare benefici ai lavoratori. Le tutele e la formazione sono essenziali. I salari devono garantire un potere d'acquisto. Il settore deve diventare più attrattivo. I servizi di supporto sono cruciali. La dignità del lavoro è un obiettivo primario.