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La chiusura dello stabilimento Electrolux a Cerreto d'Esi minaccia il futuro di 170 lavoratori. Il Pd ha presentato un'interrogazione parlamentare urgente al governo per contrastare la delocalizzazione e salvaguardare l'occupazione.

Preoccupazione per il futuro dei lavoratori Marchigiani

La notizia della cessazione delle attività presso lo stabilimento Electrolux di Cerreto d'Esi rappresenta un duro colpo per la regione Marche. L'impatto si estende al distretto fabrianese, mettendo a rischio il futuro di 170 impiegati. Questa situazione non può essere accettata passivamente.

I deputati marchigiani del Partito Democratico, Irene Manzi e Augusto Curti, hanno espresso forte preoccupazione. Hanno sottolineato come Cerreto d'Esi, situato in provincia di Ancona, non sia un sito qualunque. Si tratta di un'area interna che da tempo lotta contro lo spopolamento e la perdita di servizi essenziali.

Inoltre, l'area soffre di una crisi strutturale che affligge l'intero sistema produttivo locale. Di fronte a questa emergenza, il Pd ha annunciato di aver inoltrato un'interrogazione parlamentare urgente. L'atto è indirizzato al Ministro delle Imprese e del Made in Italy.

Una scelta inaccettabile per la comunità

I parlamentari del Pd hanno evidenziato come la chiusura dello stabilimento sia particolarmente grave. Qui vengono prodotte cappe di alta gamma, la cui produzione verrebbe trasferita altrove. Questa decisione condannerebbe la comunità a una desertificazione definitiva.

La scelta è stata definita inaccettabile sia sul piano sociale che industriale e territoriale. I deputati hanno attaccato il piano annunciato da Electrolux a Venezia l'11 maggio. Il piano prevede 1.700 esuberi su 4.500 addetti a livello nazionale.

Ciò significa quasi il 40% della forza lavoro nazionale del gruppo coinvolta. Tutti e cinque gli stabilimenti italiani sono interessati da questa riorganizzazione. La chiusura totale di Cerreto d'Esi assume una valenza simbolica e concreta particolare.

Il governo deve scegliere da che parte stare

Colpisce infatti un'area interna già fragile e segnata. Quest'area risulta già abbandonata dalle politiche di sviluppo promosse dall'attuale governo. I deputati democratici chiedono al governo di agire concretamente. Devono essere messi in campo strumenti di politica industriale efficaci.

Questi strumenti devono contrastare la delocalizzazione dei siti produttivi. Devono salvaguardare l'occupazione in tutti gli stabilimenti italiani. È necessario inoltre portare la questione a livello europeo. Si deve affrontare il differenziale di competitività strutturale che sta minando il settore degli elettrodomestici in Italia.

Il governo deve prendere una posizione chiara. Deve scegliere se stare dalla parte delle multinazionali che delocalizzano. Oppure se stare dalla parte dei lavoratori italiani e delle comunità a rischio scomparsa. Il Partito Democratico seguirà attentamente le azioni governative. Questo avverrà in particolare al tavolo convocato per il 25 maggio.

In quell'occasione, ci si aspetta la massima fermezza da parte delle istituzioni. Il Pd si schiera chiaramente dalla parte dei 170 lavoratori di Cerreto d'Esi. Sostiene anche tutte le famiglie che dipendono da quell'impianto produttivo. Il partito non si fermerà finché non verranno assunti impegni concreti e vincolanti.

Questi impegni sono fondamentali per il futuro industriale e la tenuta occupazionale delle Marche e dell'intero Paese. La lotta per preservare posti di lavoro e comunità locali continua con determinazione.

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