Festa di San Giuseppe: la santità dei padri ordinari
Celebriamo San Giuseppe, figura paterna per eccellenza, simbolo della santità nelle vite ordinarie. Un omaggio alla forza e al sacrificio di tutti i padri, indipendentemente dal nome che portano.
San Giuseppe: un nome universale per tutti i padri
Oggi, 19 Marzo, si festeggia San Giuseppe. Un giorno speciale dedicato a tutti i padri, anche a chi non porta questo nome. Che tu ti chiami Nicola, Francesco, Saverio, Pietro, Carlo o Antonio, oggi è la tua festa. Tutti coloro che portano nomi di santi sono, in un certo senso, benedetti. Ma Giuseppe rappresenta la pienezza della santità. È la santità che si manifesta nella paternità.
L'autore Franco Cimino dedica un pensiero profondo a questa figura. Un omaggio intenso e universale alla paternità. Le sue parole ci invitano a riflettere sul valore di ogni padre. Un valore che trascende il nome e le circostanze.
La santità nascosta nelle fatiche quotidiane
Tutti i padri sono santi, anche quelli che affrontano difficoltà. Sono santi i padri che lottano ogni giorno. Anche quelli che non riconoscono i propri figli o li abbandonano. La santità si trova nel loro percorso, spesso segnato dalla fatica.
Ci sono padri che temono il loro ruolo. Si nascondono alla loro bontà e al loro dovere. Ma anche in questa ritrosia, c'è una forma di santità. Una santità che nasce dalla lotta interiore. La responsabilità pesa, ma il tentativo di affrontarla è già un atto sacro.
Pensiamo ai padri della notte. La loro notte sembra non finire mai. Lavorano instancabilmente nelle miniere della fatica. Affrontano i mari più pericolosi, metafora delle sfide della vita. Le loro mani sono spesso vuote, senza il guadagno sperato. Senza il salario necessario per sostentare la famiglia.
Questi padri vivono notti di angosciosa attesa. Aspettano il ritorno dei figli. Che sia dalle feste, dalle fatiche, dalle sconfitte o dalle perdizioni. La loro preoccupazione è costante. Si manifesta nei buchi che sentono nel cuore, nelle braccia, nella testa.
Altre volte, sono i padri che vegliano davanti alla porta dei loro figli. Non per controllare, ma per spiare il loro sogno. Per sentire il battito del cuore quando è forte. Per cogliere il cambiamento nel respiro, segno di gioia o di turbamento.
Sono notti insonni, che finiscono solo con l'arrivo del mattino. Un nuovo giorno che impone di riprendere il cammino. Di rimettersi sulle spalle il peso del dovere. Di faticare nei diversi campi della vita di padre.
Il padre che attende e il padre escluso
Questo vale anche per chi attende un lavoro che non arriva. O per chi è stato cacciato da un impiego. Forse perché considerato un numero di troppo. Un ostacolo al superprofitto di chi detiene il potere. Chi possiede il lavoro, spesso crede di possedere la vita delle persone. Decide per loro, senza appello.
La santità si manifesta anche nel padre che ha visto il figlio cadere. Che ha sentito il dolore della caduta. E nella notte in cui il figlio non è tornato. Ogni padre vive queste notti. Notti di preoccupazione e di impotenza.
Ci sono notti in cui il desiderio d'amore si scontra con la stanchezza. La fatica e le preoccupazioni hanno spento ogni slancio. Il ricordo dei tempi passati, dei corpi accesi d'amore, svanisce. La memoria non può tornare, sopraffatta dalla realtà.
Il padre nella notte della guerra
Giuseppe è anche il nome del padre che vive la notte della guerra. Ogni guerra. Quella in cui si viene mandati senza volerlo. Senza desiderare il fucile, né indossare la divisa.
È la notte lunga in cui si è costretti a sparare. E si viene uccisi da chi prova lo stesso orrore. L'orrore per la guerra. Si spara, si continua a sparare. Mentre a pochi passi, i nemici inventati bombardano case e città. Distruggono tutto, anche le scuole dei bambini.
In quel campo di battaglia, il padre trema di paura. Teme per i suoi figli. Che non dormono neppure loro. Tormentati dal pensiero di non rivedere il padre tornare. La guerra spegne la serenità, genera incubi.
L'amore paterno per la madre e i figli
Tutti i padri che sanno amare la madre dei loro figli sono Giuseppe. Che la rispettano come donna. Che rivestono di sincerità e verità la serenità del suo essere madre. E donna.
Sei Giuseppe anche tu, padre di Gesù. Ogni figlio, in un certo senso, è un Gesù. Ogni padre lotta affinché i propri figli vivano solo il Natale e la Pasqua. E mai più il venerdì del dolore immane. La speranza è che per loro ci siano solo gioia e serenità.
Buona festa, Giuseppe. Buona festa a tutti i padri. La vostra santità è nella forza silenziosa che donate ogni giorno. La vostra presenza è un dono prezioso.