Donne e mafia a Catanzaro: memoria e impegno contro la violenza
A Catanzaro, un evento promosso da Libera e dal Servizio Civile ha commemorato le donne vittime di mafia, sottolineando la loro doppia sofferenza e l'importanza della memoria collettiva per contrastare la criminalità organizzata.
Donne vittime di mafia: una doppia ingiustizia
L'associazione Libera, insieme agli operatori del Servizio Civile, ha organizzato un incontro significativo presso il CSV Calabria Centro. L'evento ha unito le celebrazioni dell'8 marzo, giornata internazionale della donna, con il 21 marzo, giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
L'obiettivo era mettere in luce la condizione delle donne nel contesto mafioso. Queste donne hanno subito una violenza duplice: come vittime dirette o indirette della criminalità organizzata e come donne, spesso discriminate o punite per scelte di emancipazione. La loro storia è un monito potente contro ogni forma di oppressione.
Elvira Iaccino, referente di Libera Catanzaro, ha espresso chiaramente questo concetto. Ha affermato che le donne hanno pagato un prezzo altissimo, subendo ingiustizie sia per la loro appartenenza a contesti criminali sia per il loro genere. La loro ribellione o il desiderio di una vita diversa sono stati spesso repressi con la violenza estrema.
Le storie raccontate hanno spaziato da figure note a nomi meno conosciuti. Si è parlato di Lea Garofalo e Maria Concetta Cacciola, donne che hanno tentato di sfuggire al controllo mafioso pagando con la vita. La loro vicenda è emblematica di una realtà drammatica che affligge il nostro Paese da decenni.
L'associazione Libera, fondata da don Luigi Ciotti nel 1995, svolge un ruolo cruciale nel portare alla luce queste storie. Il loro impegno costante permette di non dimenticare e di mantenere viva la memoria di chi ha lottato contro il potere mafioso.
La disparità di genere è un elemento centrale in queste narrazioni. Molte donne vittime di mafia sono state colpite da una logica patriarcale violenta, che non tollera deviazioni dalle norme imposte. La loro fragilità, in un contesto già segnato dalla criminalità, le ha rese bersagli ancora più vulnerabili.
La giustizia negata e il ruolo della memoria
Un dato sconcertante emerge dalle statistiche presentate: su oltre 1100 vittime di mafia registrate, circa l'80% non ha ancora ottenuto giustizia. Questo numero include molte donne, le cui storie rimangono spesso nell'ombra, dimenticate o ignorate dai circuiti ufficiali della giustizia.
Il lavoro di memoria portato avanti da Libera è fondamentale per contrastare questa tendenza. Ogni anno, il 21 marzo, l'associazione organizza una lettura pubblica dei nomi delle vittime. Questo evento, definito un “rosario laico”, si svolge in una città diversa ogni anno, coinvolgendo la comunità in un atto di commemorazione collettiva.
L'edizione 2026 di questa iniziativa si terrà a Torino. Il simbolo scelto per quest'anno è la formica, un animale che rappresenta la comunità, la condivisione e il lavoro di squadra. Questo simbolo sottolinea l'importanza di agire insieme contro le mafie.
I giovani partecipanti al Servizio Civile hanno avuto un ruolo attivo nell'incontro. Hanno approfondito le storie di alcune vittime, contribuendo a ricostruire vicende sia note che meno conosciute. Tra queste, sono state ricordate Roberta Lanzino ed Elisabetta Gagliardi, entrambe vittime di violenza mafiosa.
È stata inoltre richiamata la memoria delle vittime del tragico deragliamento del treno a Gioia Tauro nel 1970. Questo evento, sebbene non direttamente legato a un'azione mafiosa, rappresenta una ferita nella storia della Calabria e un monito sui rischi che la collettività può correre.
La memoria delle vittime è un pilastro fondamentale nella lotta contro la criminalità organizzata. Non ricordare significa lasciare campo libero alla narrazione distorta dei mafiosi e permettere che il loro potere continui a prosperare.
Nuove speranze e la forza della disobbedienza
Nonostante il quadro drammatico, dall'incontro è emersa anche una prospettiva di speranza. Oggi, molte donne riescono a liberarsi da contesti mafiosi grazie al supporto offerto dai Centri antiviolenza. Queste strutture rappresentano un punto di riferimento essenziale per chi desidera cambiare vita.
Inoltre, i social network stanno diventando uno strumento importante. Permettono alle donne di mantenere un contatto con l'esterno, di chiedere aiuto e di trovare sostegno. Questi canali digitali offrono una possibilità di fuga e di protezione, rompendo l'isolamento imposto dalla criminalità.
Elvira Iaccino ha concluso il suo intervento con parole di forte impatto. Ha sottolineato come la cancellazione del ricordo sia una strategia mafiosa, spesso attuata attraverso la distruzione dei corpi e delle testimonianze. La risposta a questa violenza, secondo Iaccino, è la memoria attiva.
«Ricordare è un atto di responsabilità e di disobbedienza alle mafie», ha affermato Iaccino. Questo concetto racchiude l'essenza della lotta antimafia: non dimenticare significa opporsi attivamente al potere criminale e affermare i valori della giustizia e della legalità.
L'incontro si è concluso con un momento di profondo raccoglimento. La lettura dei nomi delle vittime, in un silenzio carico di significato, ha trasformato il ricordo individuale in una coscienza collettiva. Questo gesto semplice ma potente rafforza il legame tra le persone e il loro impegno contro la mafia.
La memoria delle donne vittime di mafia non è solo un dovere civile, ma un'azione concreta per costruire una società più giusta e libera. L'eredità di queste donne ci spinge a non abbassare mai la guardia e a continuare la lotta per la legalità.