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L'avvocato catanzarese Antonello Talerico ha scritto al Ministro della Giustizia Carlo Nordio. La sua lettera riguarda un post su Facebook di un magistrato della Cassazione. Talerico teme per l'imparzialità della giustizia e la fiducia dei cittadini.

Post Referendum: Talerico Segnala Magistrato a Nordio

Le conseguenze del referendum sulla separazione delle carriere giudiziarie continuano a far discutere. Il dibattito si sposta ora su un piano istituzionale. Una segnalazione formale è partita da Catanzaro. L'ha inviata l'avvocato Antonello Talerico. La missiva è indirizzata ai vertici della giustizia italiana.

Il legale, dello studio Talerico & Porcaro, si è rivolto direttamente al Ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ha scritto anche al presidente del Consiglio superiore della magistratura. Inviata anche una copia al presidente della Corte Suprema di Cassazione. La Procura generale presso la Cassazione ha ricevuto la segnalazione.

Il fulcro della questione è un post pubblicato su Facebook. L'autore è il magistrato Francesco Agnino. Egli presta servizio presso la Corte di Cassazione. Il post è apparso nelle ore successive alla chiusura del referendum. Il suo contenuto è ora oggetto di contestazione.

Contenuto del Post e Preoccupazioni Legali

Nel suo messaggio, il magistrato Agnino si rivolgeva ad alcuni avvocati e colleghi. Questi ultimi avevano sostenuto il referendum con il "sì". Il magistrato scriveva: «Mi rivolgo ad alcuni avvocati e colleghi che hanno sostenuto il sì, dal mio angolo privilegiato della Corte di Cassazione, vi invito ad abbandonare la toga».

Continuava poi con una motivazione: «Non perché avete sostenuto legittimamente il sì, ma perché ho letto di vostri ricorsi o sentenze e l’aggettivo che meglio si attaglia è IMBARAZZANTI».

A chiudere il messaggio, una frase che ha destato particolare allarme. Secondo l'avvocato Talerico, questa frase rappresenta l'aspetto più critico. «Ed adesso è giusto togliersi qualche sassolino dalle scarpe».

Talerico: "Proposito di Rivalta" da un Magistrato di Cassazione

L'avvocato calabrese definisce questa espressione «la parte più inquietante dell’intera pubblicazione». A suo avviso, non si tratta di un semplice commento. È invece «la dichiarazione esplicita di un proposito personale di rivalsa». Questo proposito viene formulato da un magistrato della massima giurisdizione del Paese. E ciò avviene all'indomani di una consultazione referendaria.

Talerico solleva una serie di interrogativi. Si chiede: «Quando quei sassolini diventeranno macigni, chi li riceverà sulle spalle?». Pone poi domande specifiche. Riguardano i ricorrenti in Cassazione. E le parti assistite da avvocati definiti «imbarazzanti». Si chiede anche dei colleghi magistrati che hanno votato "sì".

Questa preoccupazione, sottolinea l'avvocato, non è teorica. È invece «concreta e attuale». Rischia di minare la fiducia dei cittadini. La fiducia nella terzietà dell'organo giurisdizionale supremo è fondamentale.

Violazione dei Doveri di Imparzialità e Riserbo

Nella sua lettera, Talerico individua un «triplice ordine di considerazioni» sul comportamento del magistrato Agnino. In primo luogo, richiama la violazione dei doveri di imparzialità e riserbo. Sottolinea come «il magistrato che esercita le proprie funzioni in seno alla Corte di Cassazione è il custode per eccellenza della nomofilachia e dell’uniforme interpretazione della legge».

Secondo l'avvocato, Agnino non si sarebbe limitato a esprimere una posizione sul merito del referendum. Ha invece assunto un tono «apertamente sprezzante». Ha persino invitato avvocati e magistrati favorevoli al "sì" ad «abbandonare la toga». Li ha invitati a «cancellarsi dall’ordine». Ha qualificato in modo generalizzato i loro atti come «imbarazzanti».

Questa condotta, secondo Talerico, contrasta con i principi che devono guidare un magistrato. Soprattutto quando opera in un consesso di altissimo livello come la Cassazione. La sua posizione dovrebbe essere di garanzia per tutti i cittadini.

Offesa all'Avvocatura e Percezione Pubblica della Giurisdizione

Il secondo profilo evidenziato nella segnalazione riguarda l'offesa rivolta all'intera avvocatura. Viene offesa anche l'immagine dei magistrati che hanno sostenuto il referendum. Talerico ricorda che «l’avvocatura italiana è un’istituzione costituzionale di rango primario». Definire in modo indiscriminato «imbarazzanti» i professionisti che hanno esercitato un diritto costituzionalmente garantito rappresenta «una gravissima offesa».

Infine, il terzo punto tocca il tema della percezione pubblica della giurisdizione. «Un magistrato che dichiara pubblicamente di volersi togliere sassolini dalle scarpe nei confronti di determinate categorie di soggetti ha già, oggettivamente, compromesso quella percezione di terzietà che è essenziale alla legittimazione della funzione giudiziaria», si legge nella segnalazione.

La percezione di imparzialità è un pilastro della giustizia. Se questa viene meno, anche solo nell'apparenza, la fiducia dei cittadini può essere seriamente compromessa. Questo è un aspetto che non può essere sottovalutato.

Richiesta di Procedimento Disciplinare e Difesa dei Principi

Talerico richiama a supporto le disposizioni costituzionali. Cita anche il decreto legislativo n. 109 del 2006. Questo decreto riguarda gli illeciti disciplinari. Viene menzionata anche la circolare del CSM sull’utilizzo dei social media da parte dei magistrati. Questi riferimenti normativi rafforzano la sua segnalazione.

Da qui la richiesta al ministro Nordio. Si chiede di valutare l'esercizio dei poteri di iniziativa disciplinare nei confronti del magistrato Agnino. Si chiede inoltre di trasmettere la segnalazione al Procuratore generale presso la Cassazione. Infine, si sollecita l'avvio di eventuali iniziative da parte del Consiglio superiore della magistratura.

La conclusione della lettera assume un tono netto e deciso. «Auspico che la presente segnalazione non resti inascoltata», scrive Talerico. Sottolinea che «Non si tratta di una questione corporativa né di un riflesso post-referendario». Il punto centrale è «la difesa di un principio irrinunciabile». Questo principio è che «la magistratura deve essere – e deve apparire – imparziale, equidistante, sobria».

Questo passaggio riassume il nodo centrale della vicenda. Non è solo il contenuto di un singolo post a essere in discussione. È il rapporto tra libertà di espressione e doveri istituzionali. Questo vale in particolare per chi esercita una funzione giurisdizionale. Soprattutto ai livelli più alti dell'ordinamento giudiziario italiano.