Il Centro Calabrese di Solidarietà Ets a Catanzaro festeggia quarant'anni di attività. Un traguardo segnato da innumerevoli storie di recupero, reinserimento e speranza. L'organizzazione continua a essere un punto di riferimento fondamentale per chi cerca una seconda possibilità.
Catanzaro: 40 Anni di Speranza e Rinascita
Una celebrazione intima ma carica di significato si è svolta a Catanzaro. Il Centro Calabrese di Solidarietà Ets ha spento le sue prime quaranta candeline. L'evento ha riunito operatori, volontari e il direttivo. Soprattutto, ha visto la partecipazione degli ospiti di Villa Emilia. Questi sono al centro di un percorso di profonda trasformazione personale. La giornata è stata un'occasione per riflettere su un cammino lungo quattro decenni.
Quarant'anni rappresentano un'epoca. Un periodo denso di esperienze umane, di sfide superate e di nuove opportunità create. Il Centro è nato da un'idea semplice ma rivoluzionaria. L'obiettivo era contrastare la piaga della tossicodipendenza. Questo fenomeno era in forte crescita negli anni '80. L'eroina e l'Aids rappresentavano emergenze sociali.
I primi passi furono mossi in una piccola struttura. Era affiancata da un'associazione di famiglie. Queste famiglie offrivano supporto ai congiunti dei tossicodipendenti. Il progetto iniziale era guidato da don Mimmo Battaglia. Oggi è cardinale a Napoli. Don Mimmo ha sempre mantenuto un legame profondo con il Centro e i suoi assistiti. La sua guida ha segnato l'inizio di un'opera di grande valore sociale.
Dalla Dipendenza alla Vita: Un Percorso Integrato
Fin dall'inizio, è emersa una consapevolezza fondamentale. Uscire dalla dipendenza non era sufficiente. Era necessario ricostruire un'intera esistenza. Per questo motivo, il percorso terapeutico è stato integrato con azioni concrete. È stato sviluppato un progetto di formazione professionale. Questo mirava al reinserimento lavorativo degli ex tossicodipendenti. L'autonomia economica è vista come una chiave per la vera libertà.
Successivamente, il Centro ha ampliato il suo raggio d'azione. La prevenzione è diventata una priorità. Inizialmente rivolta agli adolescenti, si è estesa ai genitori. Questo dialogo costante con il territorio ha permesso di intercettare precocemente i bisogni.
Una nuova urgenza è emersa con il tempo. Si è manifestata la necessità di supportare le donne. Molte di loro provenivano da storie di violenza, sfruttamento e marginalità. Per rispondere a questa esigenza, è nata la Casa Rifugio “Mondo Rosa”. Questo spazio include un centro antiviolenza. Ancora oggi, accoglie e protegge donne e bambini. Offre loro un rifugio sicuro e una concreta possibilità di ripartenza.
La storia del Centro è una narrazione di crescita e trasformazione continua. Nonostante i cambiamenti, la sua missione originaria è rimasta intatta. La presidente, Isolina Mantelli, ricorda gli albori con commozione. «Siamo partiti senza quasi nulla», afferma. «Con pochissimi strumenti e una sola macchina. Il primo computer ci è stato regalato».
«Gli utenti erano pochissimi», prosegue la presidente Mantelli. «I primi due sono diventati, di fatto, i figli del Centro». Il suo racconto sottolinea la dedizione e l'impegno. Ogni incontro, ogni giornata ha contribuito a costruire questa realtà. «Nel tempo, tutte le persone che ci hanno affiancato hanno avuto un ruolo nella nostra vita», dichiara. «Alcuni come operatori, altri con affetto e amore. Non avrei mai immaginato che saremmo arrivati fin qui».
Una Comunità Radicata nel Territorio Catanzarese
Oggi, il Centro Calabrese di Solidarietà è una realtà estesa e vitale. È profondamente radicata nel tessuto sociale di Catanzaro. Nonostante le sfide, anche quelle legate a un contesto territoriale non sempre favorevole. «In una città come Catanzaro, spesso non semplice e talvolta poco incline a sostenere lo sviluppo di certe realtà, sembrava davvero difficile poter costruire qualcosa di così duraturo», ammette la presidente Mantelli.
«E invece oggi siamo qui», conclude con orgoglio. Questo successo si riflette negli spazi, nei volti delle persone e nei numeri. I numeri che testimoniano la trasformazione di un gruppo in una vera e propria comunità. «Non siamo più quattro operatori, ma una comunità fatta di tante persone», spiega Mantelli. «Tanti ragazzi, tante iniziative, più sedi, tanti sogni e sempre più possibilità di realizzarli».
Il senso profondo dell'esistenza del Centro rimane cristallino. «Il nostro compito è riconoscere e accompagnare i sogni degli altri», afferma la presidente. «Stare accanto a chi ha bisogno. È questa la ragione per cui esistiamo».
Durante la celebrazione, sono emersi numerosi ricordi e testimonianze. La direttrice amministrativa, Vittoria Scarpino, ha condiviso la sua esperienza. È cresciuta professionalmente e umanamente all'interno del Centro. «Tutto è partito da un tavolino e da una scrivania, in una stanza fredda e umida», ricorda. «Guarda dove siamo oggi. Sono onorata di aver contribuito alla crescita di questo posto magico, ogni giorno, sassolino dopo sassolino».
Lo sguardo è proiettato al futuro. Un futuro che pone sempre le persone al centro. «Dietro ogni nome che arriva in ufficio c'è una persona», sottolinea Scarpino. «Ed è questo che ci dà la forza di continuare. Voi siete la nostra forza, ciò che ci spinge ad andare avanti».
Un Luogo di Appartenenza e Trasformazione
Il Centro Calabrese di Solidarietà trascende ogni definizione convenzionale. Viene descritto come «famiglia», nel senso più profondo e complesso del termine. Rappresenta un luogo di appartenenza. È uno spazio dove le azioni acquistano un significato profondo. Si configura come una «costruzione collettiva». Ognuno contribuisce e, al contempo, trova parti di sé.
È un luogo di «alchimia». Qui, la fragilità non è mai vista come una condanna. Al contrario, è considerata un punto di partenza. Anche i gesti più semplici assumono un valore immenso. Una carezza, una parola gentile, una presenza costante possono cambiare il corso di una vita. Possono trasformare l'oscurità in un percorso luminoso e percorribile.
In questo contesto, la gentilezza non è sinonimo di debolezza. È una forza. È la dimostrazione del rigore e della dedizione di chi accompagna quotidianamente. Accompagna coloro che scelgono di affrontare le proprie dipendenze. Accompagna chi decide di ricominciare. È un percorso arduo, spesso lungo e tortuoso. Ma al Centro Calabrese di Solidarietà, nessuno lo affronta da solo.
Forse, il senso più profondo di questi quarant'anni risiede proprio qui. Nella costruzione, giorno dopo giorno, di una comunità che rimane. Una comunità che accoglie senza giudicare. Che cammina al fianco. Una comunità che continua a credere fermamente. Crede che ogni vita meriti una seconda possibilità. Crede che ogni individuo possa ritrovare la propria strada. Anche quando ogni speranza sembra perduta. La celebrazione ha riaffermato l'impegno del Centro a non lasciare indietro nessuno.