La Uil Scuola Calabria lancia l'allarme: la prossima Legge di Bilancio potrebbe comportare la soppressione di quasi 300 posti tra docenti e personale ATA nella regione. Un duro colpo per il sistema educativo locale, già provato da anni di tagli e da un calo demografico marcato.
Tagli previsti dalla manovra finanziaria
La Legge di Bilancio in discussione prevede una significativa riduzione del personale scolastico a livello nazionale. Si parla di 4.925 posti per i docenti e 2.049 per il personale Amministrativo, Tecnico e Ausiliario (ATA). Questi tagli si sommano a quelli già effettuati negli anni precedenti, portando il totale dei posti persi in tre anni a quota 14.808. L'obiettivo dichiarato è un risparmio annuo che supererebbe i 250 milioni di euro.
La Calabria, secondo le analisi della Uil Scuola, rischia di essere particolarmente colpita da queste misure. La regione rappresenta circa il 4,2% dei posti docenti totali in Italia. Applicando questa proporzione ai nuovi tagli, si stima una perdita di circa 206 posti per i docenti e 86 per il personale ATA. In totale, si tratterebbe di quasi 300 posti in meno a partire dal settembre 2027.
Il segretario generale della Uil Scuola Calabria, Luca Scrivano, sottolinea come la somma dei tagli degli ultimi tre anni potrebbe portare la regione a perdere oltre 600 posti. Questa cifra viene definita una stima prudente, poiché la riduzione dei posti segue il calo delle iscrizioni. Nelle regioni del Sud, come la Calabria, il calo demografico è più accentuato rispetto ad altre aree del paese.
Impatto sulle province calabresi
Nessuna provincia calabrese sembra essere risparmiata da questi potenziali tagli. L'analisi della Uil Scuola, basata sulla proporzione dei posti attuali, indica una distribuzione delle perdite tra i vari territori. La provincia di Cosenza potrebbe perdere circa 73 posti da docente, seguita da Reggio Calabria con 56. A Catanzaro si prevedono circa 38 posti in meno, a Crotone 20 e a Vibo Valentia 19.
Questi numeri, secondo Scrivano, si traducono in conseguenze concrete per il sistema scolastico. Si parla di classi che potrebbero essere accorpate, plessi scolastici a rischio soprattutto nelle aree interne e pluriclassi che diventano più numerose. La perdita di posti significa anche la diminuzione della presenza dello Stato sul territorio, un presidio fondamentale per le comunità locali.
Un'attenzione particolare viene dedicata al personale ATA. Le segreterie scolastiche e i collaboratori scolastici in Calabria operano già in condizioni di sottorganico. Quest'anno, a fronte di 403 posti ATA vacanti, sono state autorizzate solo 137 immissioni in ruolo, poco più di un terzo del necessario. Ulteriori tagli aggraverebbero ulteriormente il carico di lavoro per il personale esistente, spesso chiamato a gestire edifici scolastici distribuiti su più sedi e in territori difficilmente raggiungibili.
La denatalità: un'opportunità mancata
La Uil Scuola Calabria interpreta il fenomeno della denatalità non come una giustificazione per il risparmio, ma come un'opportunità da cogliere. Meno alunni dovrebbero tradursi in classi meno numerose, permettendo di aumentare il tempo pieno, un servizio ancora insufficiente in molte aree della regione. Inoltre, si potrebbe garantire un sostegno di qualità maggiore e una più efficace lotta alla dispersione scolastica.
Questa è la direzione auspicata dalle famiglie e l'unica che può contribuire a trattenere i giovani nel Mezzogiorno. Togliere risorse alla scuola calabrese, secondo il sindacato, significa accettare passivamente lo spopolamento del Sud Italia. L'investimento nella scuola è visto come un investimento nel futuro della regione e nella sua capacità di offrire opportunità concrete ai propri cittadini.
Appello ai parlamentari calabresi
Di fronte a questo scenario, la Uil Scuola Calabria lancia un appello ai parlamentari calabresi di ogni schieramento politico. Si chiede un impegno concreto in Parlamento per ottenere la soppressione dell'articolo 66 della Legge di Bilancio, che si presume contenga le misure di taglio del personale. Inoltre, si sollecita un'azione volta a destinare le risorse disponibili alla stabilizzazione del personale precario, alla copertura di tutti i posti vacanti, sia per i docenti che per il personale ATA, e al potenziamento degli organici nelle aree interne.
La scuola viene definita l'unica istituzione realmente presente in ogni Comune della Calabria. Difenderla, conclude Scrivano, non è una battaglia di categoria, ma una battaglia fondamentale per il futuro della terra di Calabria. La presenza scolastica è vista come un baluardo contro lo spopolamento e un motore di sviluppo sociale ed economico.
Questa notizia riguarda anche: