In Calabria, una denuncia mira a bloccare le nomine dei sottosegretari e a ripristinare un referendum sullo Statuto regionale. Si sollevano dubbi sulla gestione dei costi e sulla trasparenza.
Nomine sottosegretari e referendum bloccato
È stata presentata una denuncia alla Procura della Repubblica. Contemporaneamente, un esposto è stato inoltrato alla Corte dei Conti. L'obiettivo è ottenere il sequestro delle nomine dei sottosegretari. Si chiede anche il ripristino dell'iter referendario sullo Statuto regionale.
La nota denuncia presunte irregolarità. Queste riguardano la gestione della legge regionale numero 9 del 2026. La situazione sanitaria della regione è descritta come critica. Le liste d'attesa sono elevate.
Nonostante ciò, l'attenzione della politica regionale sembra rivolta alle nuove cariche. Questa iniziativa giudiziaria contesta il blocco della procedura referendaria. La procedura era stata avviata da cinque cittadini elettori.
Mancata pubblicazione e diritti politici
L'iter referendario sarebbe fermo da settimane. La causa è la mancata pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria (Burc). Questo passaggio è considerato obbligatorio e immediato dalla normativa vigente.
Tale situazione impedisce di fatto l'avvio della raccolta firme. La raccolta deve avvenire entro i termini previsti. L'articolo 123 della Costituzione fissa la scadenza al 3 giugno.
La legge regionale 9/2026 è stata pubblicata il 3 marzo. Essa ha introdotto la figura dei sottosegretari. Da quella data decorrono tre mesi. Questi mesi sono utili per richiedere il referendum. Servono anche per completare la raccolta delle sottoscrizioni.
Ipotesi di reato e danno erariale
La mancata pubblicazione sul Burc ha compromesso questo percorso. Nel documento si fa riferimento all'ipotesi di falso ideologico. Si cita l'articolo 479 del codice penale. La norma indicava una "invarianza finanziaria".
Questa indicazione sarebbe stata smentita da atti successivi. Anche i decreti di nomina confermerebbero costi aggiuntivi. Si parla di indennità e strutture. I costi stimati ammonterebbero a circa un milione di euro annuo.
Vengono inoltre richiamate altre ipotesi di reato. Tra queste figurano l'omissione di atti d'ufficio. C'è anche l'attentato ai diritti politici. Infine, si menziona l'abuso d'ufficio. Questi reati sarebbero collegati alla presunta mancata pubblicazione. Hanno avuto effetti sull'esercizio del diritto referendario.
Richiesta di sequestro e segnalazione alla Corte dei Conti
È stato quindi richiesto il sequestro preventivo. Questo riguarda il decreto di nomina numero 26/2026. Si chiede anche il blocco delle spese correlate a tale nomina.
Parallelamente, alla Corte dei Conti è stato segnalato un possibile danno erariale. La vicenda è ora all'attenzione delle autorità competenti. Saranno loro a effettuare le necessarie valutazioni.
Le autorità giudiziarie valuteranno la fondatezza delle accuse. L'esito potrebbe avere ripercussioni sulla politica regionale. La trasparenza nella gestione pubblica è un tema centrale.
La cittadinanza attende risposte chiare. La situazione della sanità calabrese richiede interventi urgenti. La gestione delle risorse pubbliche deve essere oculata. La democrazia partecipativa, tramite referendum, è un diritto da tutelare.
Le indagini chiariranno la responsabilità di eventuali illeciti. La giustizia farà il suo corso. La politica è chiamata a rispondere delle proprie azioni.