Nucleare, Sogin lancia la sfida: riattivare centrali dismesse
Nucleare: una proposta per l'indipendenza energetica
L'Italia potrebbe ritrovare l'indipendenza energetica e rafforzare la propria posizione industriale attraverso il ripristino delle centrali nucleari dismesse. Questa è la proposta lanciata da Gian Luca Artizzu, amministratore delegato di Sogin, la società pubblica incaricata dello smantellamento degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi.
Artizzu ha sottolineato l'urgenza di una scelta strategica per evitare l'«irrilevanza industriale» del Paese, proponendo il nucleare come leva fondamentale per la decarbonizzazione e l'eccellenza tecnologica, sull'esempio della Francia.
Siti italiani e opportunità future
Attualmente, in Italia sono presenti quattro siti nucleari dismessi: Trino Vercellese, Caorso (in provincia di Piacenza), Latina e Garigliano. Questi siti, insieme ad altri impianti legati al ciclo del combustibile e a un reattore sperimentale a Ispra, rappresentano un potenziale patrimonio da rivalutare.
L'amministratore delegato di Sogin ha evidenziato come l'Italia possieda un'importante expertise nel settore, con molte aziende che operano all'estero e il Politecnico di Milano che vanta la più grande scuola di ingegneria nucleare d'Europa. Nonostante ciò, il Paese non dispone di centrali operative, perdendo generazioni di professionisti qualificati.
Un mix energetico per il futuro
Artizzu ha accolto con favore l'adesione dell'Italia all'impegno internazionale per triplicare la capacità nucleare globale, promossa dal ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Ha ribadito la necessità di un «mix energetico» che non metta in competizione le diverse fonti, considerate le previsioni di raddoppio del consumo energetico entro il 2050.
Il nucleare, secondo Artizzu, è una fonte indispensabile per garantire stabilità energetica a settori in crescita come l'industria, la mobilità sostenibile e i data center. La sua sostenibilità è attestata dalla bassa emissione di CO2 per chilowattora e dalla lunga durata degli impianti, che superano di gran lunga quella del fotovoltaico.
Tecnologia e innovazione per la ripartenza
Lo smantellamento delle attuali centrali non preclude la possibilità di costruire nuovi impianti, come gli Small Modular Reactor (SMR) di terza generazione. Questi reattori, unitamente ai data center, potrebbero beneficiare del riutilizzo del calore di processo per applicazioni industriali o agricole.
Con l'avvento della quarta generazione di reattori, si potrebbe addirittura alimentare l'industria pesante, come le acciaierie. Dal punto di vista tecnico, secondo Artizzu, la ripartenza sarebbe possibile «domattina».