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La comunità di Canicattì si è stretta attorno ai familiari dei quattro operai agricoli deceduti in un tragico incidente stradale a Naro. Le esequie si sono tenute nella chiesa di Santa Chiara, con una grande partecipazione di cittadini e autorità.

L'ultimo saluto ai quattro braccianti agricoli

Nella chiesa di Santa Chiara a Canicattì si sono celebrate le esequie dei quattro braccianti agricoli. Le vittime hanno perso la vita in uno scontro tra la loro auto e un Tir. L'incidente è avvenuto lungo la statale 123, nel territorio di Naro. I quattro si stavano recando nei campi per la raccolta delle olive. L'intera comunità cittadina ha voluto dare l'ultimo saluto ai lavoratori. Si tratta di Antonio Agrò (64 anni), Diego Giordano (54 anni), Antonino Di Vincenzo (60 anni) e Gioacchino Ferrigno (63 anni).

La città di Canicattì si è fermata per il lutto cittadino. Il sindaco Vincenzo Corbo ha proclamato la giornata di cordoglio. Una folla immensa si è radunata sul sagrato della chiesa. Molti non sono riusciti ad entrare nell'edificio, ormai stracolmo. Alla cerimonia hanno partecipato numerosi sindaci della provincia di Agrigento. Erano presenti anche colleghi delle vittime e il loro datore di lavoro.

Il messaggio dell'arcivescovo e le riflessioni sulla sicurezza

La funzione liturgica è iniziata con la lettura di un messaggio. L'arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, ha inviato le sue condoglianze. Ha espresso «la più sentita vicinanza alle famiglie di Antonio, Diego, Antonino e Gioacchino». L'arcivescovo ha condiviso il dolore per questa perdita improvvisa. Ha sottolineato come la loro tragica morte interpelli le coscienze. La vita di ogni persona è sacra, ha affermato. Nessuna morte sul lavoro o sulle strade può lasciarci indifferenti. Ha evidenziato come sia inaccettabile perdere la vita mentre si va a lavorare.

La tragica fatalità solleva interrogativi sulla sicurezza. Le condizioni di lavoro dei braccianti agricoli sono spesso precarie. La raccolta delle olive è un'attività stagionale. Richiede grande impegno fisico. Le vittime erano regolarmente assunte. Questo è considerato quasi un pregio nel settore. Tuttavia, meritavano condizioni di lavoro più dignitose. La previdenza sociale dovrebbe essere più adeguata. Soprattutto dopo anni di lavoro gravoso.

L'intervento dell'Anmil e la vicinanza ai familiari

Era presente alle esequie l'Anmil (Associazione fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro). La rappresentanza territoriale di Agrigento era guidata dal Presidente Michele Nantele. La Reggente Anmil Sicilia, Giorgia Lauretta, ha dichiarato: «Una presenza oltremodo doverosa». L'associazione rappresenta le conseguenze dell'insicurezza del lavoro nel nostro Paese. La missione dell'Anmil è anche storica. Riguarda le vite di molti dei suoi portavoce.

Il Presidente Anmil Agrigento ha aggiunto: «In quell'ammasso di lamiere sono morti in primo luogo dei lavoratori». Ha sottolineato che meritavano dignità e sicurezza. Anche la possibilità di godere di una pensione dopo anni di fatica. L'intenzione primaria dell'associazione è stare al fianco delle famiglie. Offrire supporto e riconoscimento per quanto subito. «Saremo nel luogo dove è giusto trovarci quest’oggi: al fianco delle famiglie delle vittime», ha concluso Nantele. L'impegno prosegue anche per il futuro.

Le quattro vittime rappresentano una grave perdita per la comunità. Il loro tragico destino evidenzia i rischi del lavoro agricolo. La solidarietà espressa dimostra un forte senso di comunità. Le istituzioni e le associazioni ribadiscono l'importanza della sicurezza sul lavoro. La speranza è che tragedie simili possano essere evitate in futuro. La memoria dei quattro operai rimarrà viva.

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