Sindaci molisani contestano il riordino sanitario regionale con ricorsi al TAR. Le amministrazioni locali chiedono una sanità più vicina alle esigenze dei cittadini, soprattutto nelle aree interne e montane.
Sindaci contro riordino sanitario regionale
Un gruppo di 24 sindaci ha intrapreso un'azione legale. Hanno presentato ricorsi distinti al Tribunale Amministrativo Regionale del Molise. L'obiettivo è contestare il riordino della sanità regionale. Questa iniziativa coinvolge sia comuni delle aree interne sia altri amministratori locali.
La mobilitazione nasce da una premessa fondamentale. «In Molise, chi ha bisogno di cure spesso non ha bisogno solo di un ospedale ma di qualcuno che gli permetta di arrivarci vivo», spiegano i rappresentanti. Questa frase sottolinea le difficoltà di accesso ai servizi sanitari in regione.
Ricorsi al Tar per sanità più vicina
Il primo ricorso è stato promosso da 13 Comuni situati nelle aree interne. Questi enti sono stati assistiti dall'avvocato Salvatore Di Pardo. Il secondo ricorso è stato presentato da altri 11 amministratori locali. Questi ultimi sono stati difesi dall'avvocato Katia Palladino.
Entrambe le azioni legali mirano a impugnare specifici decreti. Si tratta dei decreti del Commissario ad acta (Dca) 62, 63 e 64 del 2026. Vengono contestate anche la deliberazione Asrem di recepimento 891 del 2026. Questi atti hanno approvato il Programma Operativo sanitario per il periodo 2026-2028.
Richiesta di annullamento atti lesivi
Gli amministratori dei 24 comuni chiedono al TAR l'annullamento degli atti impugnati. Vogliono che vengano annullate le parti che ledono i rispettivi territori. L'obiettivo è ripristinare una programmazione sanitaria. Questa deve essere coerente con i bisogni reali delle comunità locali.
L'azione legale porta con sé un chiaro messaggio politico. «È impossibile ridisegnare la sanità molisana estromettendo i sindaci dai processi decisionali», affermano i ricorrenti. Questa dichiarazione evidenzia la volontà di maggiore coinvolgimento delle amministrazioni locali.
Ascoltare i territori per il cambiamento
«Pensare di riformare la sanità regionale senza ascoltare la voce dei territori che la vivono ogni giorno è una scelta perdente per tutti», fanno sapere i ricorrenti. Sottolineano che non si tratta di ostacolare il cambiamento. Si tratta piuttosto di pretendere che ogni cambiamento parta da chi conosce e abita il territorio.
I comuni che hanno presentato ricorso sono prevalentemente piccoli e spesso montani. Condividono la stessa problematica: la distanza dai grandi centri urbani. Questo aspetto rende l'accesso ai servizi sanitari più complicato.
Sanità adattata alle persone, non viceversa
Al centro del ricorso vi è la rivendicazione di un principio fondamentale. In un territorio montano, con una popolazione anziana molto presente, non può essere il cittadino a doversi adattare alla rete sanitaria. Al contrario, è la sanità che deve adattarsi alle esigenze delle persone che vivono in quelle aree.
I punti più critici del piano sanitario, secondo i ricorrenti, riguardano diversi aspetti. Tra questi: la riconversione dell'ospedale «Caracciolo» di Agnone. Vi è anche la disattivazione dell'Emodinamica di Termoli. La chiusura del punto nascita di Isernia è un altro punto dolente. La centralizzazione di numerosi servizi sul «Cardarelli» di Campobasso e la drastica riduzione dei presidi di continuità assistenziale sul territorio completano il quadro delle criticità.