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Don Patriciello ad Acerra per la visita del Papa, lancia un appello accorato per porre fine alle morti legate alla Terra dei fuochi. Sottolinea la responsabilità degli industriali e la necessità di leggi ambientali più severe.

Acerra al centro dell'attenzione per la visita papale

Acerra è diventata il fulcro dell'attenzione questa mattina. La città ha affrontato una lunga sofferenza, una vera e propria maledizione conosciuta come la Terra dei fuochi. È giunto il momento di affermare con forza: "mai più, mai più".

Dalla nostra esperienza dolorosa, il resto del mondo deve trarre insegnamento. Così ha dichiarato don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano. Il sacerdote è una figura simbolo nella lotta per la tutela dell'ambiente. Ha raggiunto la cattedrale di Acerra.

Qui è atteso Papa Leone XIV. La sua visita avviene nella Terra dei fuochi, alla vigilia dell'anniversario della pubblicazione dell'enciclica "Laudato sì".

Appello per fermare lo scempio ambientale

Don Patriciello, da anni al fianco delle famiglie colpite dalla Terra dei fuochi, ha ribadito un concetto fondamentale. Non si può continuare a inquinare il nostro pianeta. L'ambiente merita rispetto e protezione.

Il parroco ha confessato di non aver ancora avuto modo di parlare direttamente con il Santo Padre. Tuttavia, è certo che il vescovo di Acerra saprà illustrare la gravità della situazione. Il prelato ha insistito sulla necessità di porre fine allo "scempio" in corso.

Gli industriali non possono proseguire sulla strada dell'inquinamento. La produzione non deve giustificare il risparmio sui costi a scapito della salute pubblica. Scaricare rifiuti tossici nelle terre e causare la morte delle persone è inaccettabile. Questo comportamento deve cessare immediatamente.

Vergogna per i negazionisti e speranza per gli ignoranti

Vi è stata chi ha negato l'esistenza della Terra dei fuochi. Se ciò è avvenuto per meri interessi economici, tali individui dovrebbero provare profonda vergogna. Dovrebbero chiedere perdono per le loro azioni.

Per coloro che hanno agito per ignoranza, invece, don Patriciello apre le braccia. Nessuno di noi possiede la verità assoluta. Lui stesso ha imparato gradualmente, giorno dopo giorno. Ha ascoltato il grido di un popolo sofferente.

Fino a poco tempo fa, le porte sembravano chiuse. È significativo notare che una legge specifica sui reati ambientali è stata introdotta solo nel 2015. L'Italia, infatti, era priva di una normativa per punire questi "eco delinquenti".

Questi individui, talvolta definiti "eco camorristi", hanno agito impunemente per troppo tempo. La mancanza di leggi adeguate ha facilitato la loro condotta dannosa.

Le rivelazioni del pentito Schiavone

Don Maurizio ha poi condiviso un ricordo toccante. Ha raccontato del suo incontro con il pentito Schiavone. Quest'ultimo gli fece una rivelazione sconvolgente.

Furono proprio gli industriali del nord a cercare la camorra. Offrirono loro un accordo per lo smaltimento dei rifiuti. Il pentito spiegò che il traffico di droga comportava rischi maggiori. Invece, interrare rifiuti tossici, la cosiddetta "munnezza", garantiva guadagni enormi senza pericoli.

Questa testimonianza getta luce sulle dinamiche criminali e ambientali. Dimostra la collusione tra potere economico e organizzazioni malavitose. Le conseguenze ricadono inevitabilmente sulla terra e sulle persone.

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