Sardegna: Migliaia di diabetici esclusi dai sensori glicemici
In Sardegna, migliaia di persone affette da diabete sono escluse dall'utilizzo dei moderni sensori per il monitoraggio della glicemia. L'associazione Fand denuncia criteri di accesso obsoleti, fermi al 2016, che non tengono conto delle più recenti indicazioni scientifiche e delle esigenze dei pazienti.
Diabete in Sardegna: numeri e criticità
La Sardegna presenta un quadro preoccupante per quanto riguarda la diffusione del diabete. Si stima che circa 120.000 persone nell'isola convivano con questa patologia cronica. Questo dato posiziona la regione tra quelle con la più alta incidenza in Italia. All'interno di questa vasta popolazione, un numero significativo di individui necessita di terapie intensive.
Circa 15.000 persone soffrono di diabete di tipo 1, una forma che richiede un monitoraggio costante e attento. A queste si aggiungono circa 24.000 pazienti che seguono una terapia insulinica intensiva. Inoltre, oltre 35.000 persone assumono regolarmente insulina per gestire la loro condizione. Questi numeri evidenziano la complessità della gestione del diabete in Sardegna.
Nonostante questa elevata prevalenza, l'accesso a tecnologie salvavita rimane un problema. L'associazione Fand, che rappresenta i diabetici italiani, solleva un forte allarme. La loro denuncia si concentra sulla mancata adozione di protocolli aggiornati per la prescrizione di dispositivi medici fondamentali.
Sensori glicemici: tecnologia fondamentale ma inaccessibile
I sensori per il monitoraggio continuo della glicemia (CGM) rappresentano una vera rivoluzione nella gestione del diabete. Permettono di tenere sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue in tempo reale, evitando picchi e cali pericolosi. Questo strumento è fondamentale per migliorare la qualità della vita dei pazienti e prevenire complicanze gravi.
Tuttavia, in Sardegna, l'accesso a questi sensori è fortemente limitato. Attualmente, circa 16.000 persone utilizzano questi dispositivi. La condizione principale per ottenerli è effettuare almeno tre iniezioni di insulina al giorno. Questo criterio esclude di fatto migliaia di pazienti che, pur assumendo insulina, non rientrano in questa specifica categoria.
Il vicepresidente nazionale di Fand, Stefano Garau, sottolinea la gravità della situazione. «Migliaia di persone che assumono insulina restano escluse da una tecnologia che oggi rappresenta uno standard di cura», afferma Garau. La sua richiesta è un intervento immediato da parte dell'Assessorato regionale alla Sanità per aggiornare i criteri di accesso.
La disparità di trattamento è evidente se confrontata con altre realtà nazionali. Molte altre regioni italiane hanno già adottato protocolli più inclusivi, riconoscendo il valore dei sensori glicemici per un più ampio spettro di pazienti diabetici. La Sardegna sembra essere rimasta indietro, creando una disparità inaccettabile.
Linee guida superate e rischio complicanze
Le attuali regole di prescrizione in Sardegna risalgono al 2016. Da allora, la ricerca medica ha fatto passi da gigante. Le più recenti indicazioni scientifiche raccomandano un utilizzo molto più esteso dei sensori CGM. In particolare, le linee guida pubblicate nell'ottobre 2025 dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) sono molto chiare.
L'ISS raccomanda esplicitamente l'utilizzo dei sistemi di monitoraggio continuo della glicemia (CGM) per tutti i pazienti in terapia insulinica. Questo include anche coloro che sono trattati con la sola insulina basale. Si tratta di pazienti che, pur non effettuando iniezioni multiple, necessitano di un controllo glicemico accurato.
Stefano Garau evidenzia ulteriormente il rischio per questi pazienti. «Si tratta spesso di pazienti fragili», spiega, «che senza strumenti adeguati hanno maggiore rischio di complicanze, accessi al pronto soccorso e ricoveri». L'assenza di un monitoraggio efficace espone queste persone a pericoli concreti per la loro salute.
Il paradosso, secondo Garau, è ancora più marcato considerando la diffusione del diabete nell'isola. «È paradossale che proprio in una regione con una diffusione così alta del diabete si continui a utilizzare criteri ormai superati», dichiara. La mancata adozione delle nuove linee guida rappresenta un grave fallimento nella tutela della salute pubblica.
Benefici scientificamente provati dei sensori glicemici
L'efficacia dei sensori per il monitoraggio continuo della glicemia non è più in discussione. L'esperienza clinica accumulata negli ultimi anni, unita a numerosi studi scientifici, ne ha dimostrato i benefici tangibili.
Il monitoraggio continuo della glicemia consente un controllo molto più efficace della malattia diabetica. Questo si traduce in una significativa riduzione degli episodi acuti, come le ipoglicemie e le iperglicemie severe. Di conseguenza, migliora notevolmente la qualità di vita delle persone con diabete.
Un esempio concreto viene da uno studio presentato al recente congresso internazionale ATTD (Advanced Technologies & Treatments for Diabetes). La ricerca ha evidenziato risultati sorprendenti nei pazienti con diabete di tipo 2 trattati con insulina basale. L'utilizzo del sensore CGM ha permesso di ridurre la glicemia fino allo 0,9%.
Questo risultato è paragonabile, in termini di efficacia, all'aggiunta di un nuovo farmaco al regime terapeutico. La differenza fondamentale è che tale miglioramento è stato ottenuto semplicemente grazie all'utilizzo di una tecnologia di monitoraggio, senza aumentare il carico farmacologico.
Risorse economiche insufficienti e disparità future
Oltre alle questioni cliniche e normative, Fand solleva anche un problema legato alle risorse economiche. La legge finanziaria regionale, pubblicata a gennaio 2026, prevede uno stanziamento di 10 milioni di euro per l'acquisto di sistemi integrati per il diabete.
Questa cifra, tuttavia, sembra essere insufficiente. Non coprirebbe nemmeno i 12,5 milioni di euro necessari per la gara d'appalto attualmente in vigore, che peraltro scadrà a novembre 2026. La situazione finanziaria appare quindi critica.
«Con queste risorse», sottolinea Garau, «non si riesce neppure a garantire l'attuale livello di assistenza, figuriamoci ad ampliare l'accesso ai sensori come indicato dalle linee guida nazionali». La carenza di fondi rischia di perpetuare l'esclusione di molti pazienti.
La conseguenza diretta di questa situazione è la creazione di nuove disuguaglianze. Le persone con diabete in Sardegna rischiano di essere penalizzate rispetto ai loro concittadini in altre regioni. La mancata adozione di tecnologie avanzate e l'insufficienza dei fondi mettono a rischio il diritto alla salute.
Fand chiede quindi un impegno concreto da parte delle istituzioni regionali. È necessario un aggiornamento urgente dei criteri di prescrizione e uno stanziamento di risorse adeguate. Solo così si potrà garantire a tutti i pazienti diabetici in Sardegna l'accesso alle cure più appropriate e alle tecnologie che migliorano la vita.