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La Regione Sardegna affronta il tema del salario minimo negli appalti pubblici con una proposta di legge. La maggioranza punta a 9 euro, mentre l'opposizione chiede cifre più alte e solleva dubbi.

Approvata la proposta sul salario minimo regionale

I consiglieri regionali sono tornati a riunirsi nel palazzo di via Roma. Al centro del dibattito una proposta di legge promossa dal Movimento 5 Stelle. Si tratta di una norma che riguarda il salario minimo regionale. La proposta, approvata dalla seconda commissione a febbraio, porta la firma di tutti i gruppi di maggioranza. Il consigliere Alessandro Solinas è il primo firmatario. La legge mira a migliorare la qualità e la sicurezza del lavoro. Si propone anche di contrastare il dumping contrattuale e garantire stabilità occupazionale. Questo avverrà nei contratti di appalto e concessione eseguiti sul territorio regionale.

La normativa introduce una soglia retributiva minima. Questa soglia è fissata a 9 euro. Si applica a specifici contratti pubblici. Riguarda appalti e concessioni affidati da Regione, enti locali e aziende sanitarie. Sono incluse anche le società controllate. Particolare attenzione è rivolta ai settori ad alta intensità di manodopera. In questi casi, il costo del personale è un fattore determinante. La legge si articola in otto articoli. Prevede inoltre l'istituzione di un Comitato regionale. Questo comitato avrà il compito di monitorare la qualità del lavoro. Dovrà anche redigere report annuali. I report verteranno sull'applicazione delle norme e sui costi della manodopera.

Critiche e proposte dall'opposizione

L'opposizione in Aula ha espresso forti riserve. L'iniziativa pentastellata è stata definita uno «specchietto per le allodole». È stata anche etichettata come una «soluzione semplicistica e mediatica». Queste le parole del vice capogruppo di Fdi, Fausto Piga. Egli ha annunciato la presentazione di un emendamento. L'obiettivo è «smascherare il populismo del M5s». L'emendamento proposto mira ad alzare il tetto minimo a 13 euro. Anche Stefano Tunis, di Sardegna al centro 20 Venti, ha avanzato una proposta. Propone un aumento intermedio, fissando la soglia a 11 euro. Questi interventi evidenziano una spaccatura sul valore da stabilire.

Un altro collega di partito, Alberto Urpi, sindaco di Sanluri, ha presentato un emendamento specifico. Chiede l'inclusione dei rappresentanti degli enti locali nell'osservatorio. Questo per garantire una maggiore rappresentatività. Sono sorti anche dubbi sulla conformità della norma alla Costituzione. Tuttavia, la Corte Costituzionale ha già chiarito che le Regioni hanno la facoltà di legiferare. Possono farlo in materia di retribuzioni negli appalti regionali. La discussione evidenzia le diverse visioni politiche sul tema del lavoro e dei contratti pubblici.

Prossimi passi e altri argomenti all'ordine del giorno

Dopo il voto sulla proposta di legge relativa al salario minimo negli appalti, l'Aula proseguirà con altri punti all'ordine del giorno. È previsto l'esame di un testo sul comparto unico di contrattazione collettiva. Questo riguarda i dipendenti pubblici. Si tratta di una correzione a una legge precedentemente approvata nell'ottobre 2025. Quella legge era stata impugnata dal governo. La sessione consiliare si preannuncia quindi intensa. Affronterà tematiche cruciali per il mondo del lavoro e la pubblica amministrazione regionale. La discussione sul salario minimo evidenzia la complessità del tema. Richiede un equilibrio tra tutela dei lavoratori e sostenibilità economica degli appalti.

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