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La coltivazione del grano duro in Sardegna affronta una crisi profonda, con il rischio concreto di abbandono dei campi. La Cia locale lancia un appello urgente per interventi a sostegno dei produttori, evidenziando perdite economiche insostenibili e il pericolo di spopolamento rurale.

Crisi del grano duro: un futuro incerto per l'agricoltura sarda

Le attuali tendenze minacciano la semina del grano duro. La Cia Cagliari Sud Sardegna lancia un forte avvertimento. La situazione delle campagne isolane è definita «al collasso». Il Medio Campidano registra sofferenze particolari.

La scomparsa della coltivazione del grano aggrava lo spopolamento. Le aree rurali perdono vitalità. Senza attività economiche e servizi, le comunità rischiano di svanire. L'analisi dei dati Ismea rivela un divario incolmabile. I costi di produzione superano di gran lunga i ricavi.

Costi di produzione e prezzi: un divario insostenibile

La coltivazione del grano duro nel Sud Italia richiede ingenti investimenti. Si stimano circa 32 euro al quintale. Questa cifra è precedente ai recenti rincari globali. La resa media in Sardegna è di circa 30 quintali per ettaro.

Le quotazioni della Commissione Unica Nazionale (Cun) Grano Duro sono preoccupanti. Nella seduta del 25 maggio, il prezzo fissato per le Isole è di circa 23 euro al quintale. Le spese logistiche obbligatorie riducono ulteriormente il guadagno.

Il ricavo netto reale per i produttori scende a soli 20 euro al quintale. Questa cifra è insufficiente a coprire i costi. L'organizzazione denuncia questa situazione.

Perdite economiche e proposte per il futuro

Mantenendo gli attuali 28mila ettari coltivati in Sardegna, il settore subisce un deficit. La perdita è di 12 euro per ogni quintale prodotto. Questo si traduce in una perdita secca di 360 euro per ettaro.

Il deficit complessivo regionale supera i 10 milioni di euro. Questa dinamica sancisce il fallimento della cerealicoltura sarda. La situazione è insostenibile per gli agricoltori.

Per superare questa emergenza, la Confederazione propone interventi mirati. Si chiede una riforma radicale della Cun. È necessaria l'introduzione di tutele vincolanti. Queste dovrebbero agganciare i prezzi minimi di vendita ai costi vivi di produzione.

Inoltre, si richiede una legge per la tracciabilità totale dei prodotti sardi. Questo garantirebbe maggiore trasparenza. Aiuterebbe a valorizzare le produzioni locali. L'obiettivo è restituire dignità economica al lavoro nei campi. La sopravvivenza dell'agricoltura sarda dipende da queste azioni.

Le campagne isolane necessitano di un sostegno concreto. La salvaguardia del grano duro è fondamentale. Protegge l'economia rurale e il territorio. Senza interventi urgenti, il futuro appare compromesso. La Cia si impegna a portare avanti queste istanze.

Domande frequenti sulla crisi del grano duro in Sardegna

Cosa rischia la coltivazione del grano duro in Sardegna?

La coltivazione del grano duro in Sardegna rischia l'abbandono a causa di perdite economiche insostenibili. I costi di produzione superano i ricavi, portando a un deficit regionale di oltre 10 milioni di euro. Questo potrebbe causare la scomparsa di questa coltura e accentuare lo spopolamento delle aree rurali.

Quali sono le proposte della Cia per salvare il settore?

La Cia Cagliari Sud Sardegna propone tre interventi istituzionali urgenti: una riforma radicale della Commissione Unica Nazionale (Cun) per garantire prezzi più equi, l'introduzione di tutele vincolanti che leghino i prezzi minimi di vendita ai costi vivi di produzione, e una legge per garantire la tracciabilità totale dei prodotti sardi, valorizzando così le eccellenze locali.