Fratello di Monica Zanotti: "Ogni sasso uccide mia sorella"
Il dolore che non si placa: la testimonianza del fratello
Il recente lancio di sassi da un cavalcavia ha riaperto ferite profonde per Luca Zanotti, fratello di Monica, tragicamente scomparsa 32 anni fa. La sua voce rotta dall'emozione descrive il dolore persistente: «Ogni sasso che continua ad essere scaraventato è una sconfitta, ogni braccio armato che si alza a raccogliere una pietra uccide di nuovo mia sorella».
Per Luca, questi gesti insensati significano che la morte di Monica non ha insegnato nulla, che alcuni continuano a giocare con la vita altrui. Lui e la sua famiglia si sentono «sopravvissuti», impantanati in un dolore che logora, fatto di sofferenza, rabbia e malinconia per una vita spezzata.
La tragedia di Monica Zanotti: un ricordo indelebile
Era la notte del 29 dicembre 1993 quando Monica Zanotti, venticinquenne di San Giovanni Lupatoto, viaggiava in auto con il fidanzato sull'autostrada del Brennero. Un masso di 15 chili, lanciato da un cavalcavia all'altezza di Bussolengo, sfondò il parabrezza della loro auto, spezzando la vita di Monica sul colpo.
I responsabili, tre giovani veronesi tra i 18 e i 20 anni, furono arrestati nove giorni dopo e condannati per omicidio volontario aggravato da futili motivi. Le pene furono di 15 e 16 anni, ma i colpevoli uscirono di prigione tra il 2004 e il 2005, senza mai aver chiesto perdono.
L'incubo si ripete: episodi recenti e la paura di nuove tragedie
Solo pochi giorni fa, un automobilista ha filmato un individuo mentre lanciava sassi contro le auto in transito sulla bretella di San Massimo, vicino al cavalcavia di via Friuli. Un episodio simile era già stato segnalato alla questura. Questi eventi rievocano il terrore e la fragilità della sicurezza stradale.
Luca Zanotti esprime la sua preoccupazione per la «povertà culturale e d'animo» che porta a questi gesti. Sottolinea come le condanne sembrino non bastare a dissuadere i giovani, molti dei quali non erano nemmeno nati quando Monica perse la vita. La sua speranza è che si comprenda, anche solo con il «buon senso», la gravità di tali azioni.
Un appello alla responsabilità e alla riflessione
L'intervista si conclude con un amaro appello di Luca Zanotti rivolto ai responsabili della morte della sorella, oggi adulti: «Pensate ai vostri figli, se ne avete. Provate a immaginare di subire la tragedia a cui avete condannato i miei genitori». La sua speranza è che possano riflettere sul dolore inflitto e sulla responsabilità delle proprie azioni, sperando che nuove tragedie come quella di Monica possano essere evitate.
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