La Lombardia mostra una stagnazione nella presenza femminile alla guida dei comuni. Nonostante gli 80 anni dal voto alle donne, le sindache restano una minoranza, con dati poco incoraggianti per il futuro.
Lombardia: Sindache, un Progresso Lento e Incompleto
A 80 anni dal primo voto femminile, la Lombardia registra una scarsa avanzata delle donne nei ruoli di primo piano nei comuni. L'Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) ha analizzato la situazione, evidenziando un quadro preoccupante. I dati del Ministero dell'Interno e della Ragioneria dello Stato dipingono un quadro di lenta evoluzione. La presenza femminile nelle istituzioni locali è aumentata, ma il numero di prime cittadine stenta a decollare. Questo fenomeno si verifica nonostante i decenni trascorsi dall'introduzione del suffragio universale.
Nel 2026, le donne che ricoprono la carica di sindaco in Italia sono 1.187. Questo dato rappresenta un incremento significativo rispetto al passato. Se confrontato con il 1986, quando le sindache erano solo 145, l'aumento è di oltre otto volte. Tuttavia, in termini percentuali, la loro rappresentanza rimane esigua. La media nazionale nel 2025 si attestava al 15,4%. In Lombardia, la percentuale è leggermente superiore, raggiungendo il 18,3%.
Questi numeri, seppur in crescita, non riflettono ancora una parità di genere sostanziale. La strada verso una piena rappresentanza femminile è ancora lunga e costellata di ostacoli. L'ANCI sottolinea come la partecipazione femminile sia aumentata in generale, ma la vetta della leadership comunale sia ancora un traguardo difficile da raggiungere per molte. La fotografia scattata nel 2026 conferma questa tendenza.
Province Lombarde: Divari e Arretramenti nella Leadership Femminile
Analizzando le province lombarde, emergono notevoli differenze. Milano si distingue positivamente, con un 24,1% di sindache. Segue Brescia, con il 20,6%, e Lecco, che raggiunge il 20,2%. Questi dati sono incoraggianti e mostrano un impegno verso una maggiore inclusione. La presenza di sindache nei capoluoghi come Bergamo, con Elena Carnevali eletta nel 2024, e Brescia, guidata da Laura Castelletti, rappresenta un segnale di speranza.
Tuttavia, il quadro generale è offuscato da realtà meno virtuose. La provincia di Cremona presenta il dato più basso, con solo l'11,5% di sindache. Anche Bergamo, nonostante il suo capoluogo sia guidato da una donna, si posiziona sotto la media nazionale, con il 14,9%. Questi dati evidenziano un persistente divario territoriale all'interno della stessa regione.
Il confronto con la situazione di dieci anni prima, il 2016, rivela un quadro di sostanziale stallo. Secondo un rapporto di Ifel-Fondazione Anci, la media italiana delle sindache era del 14%, mentre quella lombarda era del 17,2%. Alcune province hanno visto un incremento: Brescia è cresciuta di tre punti percentuali, Milano di cinque, Pavia di oltre sei, Sondrio di sette e Varese di quasi quattro. Altre, però, hanno registrato un calo.
Bergamo ha perso quasi quattro punti percentuali, Cremona due e Monza ben sette. Questo indica che il progresso non è lineare e che alcune aree stanno addirittura arretrando nella rappresentanza femminile. La situazione è quindi più complessa di quanto i dati aggregati possano suggerire, con dinamiche contrastanti tra le diverse province.
Il 'Soffitto di Cristallo' nelle Istituzioni Comunali e Nuove Deleghe
Il fenomeno del 'soffitto di cristallo' non risparmia le istituzioni comunali. Le donne costituiscono in media il 35,3% del totale degli amministratori locali. Tuttavia, la percentuale di sindache scende significativamente, attestandosi al massimo al 24% nei contesti più virtuosi. Questo divario evidenzia come, anche nei comuni, storicamente la prima linea della partecipazione attiva femminile, persistano barriere invisibili.
Le donne sono più presenti nella vita politica locale, ma la vetta della leadership, la fascia di prima cittadina, rimane un obiettivo difficile da raggiungere. Questo 'soffitto di cristallo' impedisce una piena parità di genere ai vertici delle amministrazioni. La strada per raggiungere posizioni di comando è ancora in salita per molte donne che aspirano a ruoli decisionali.
Un segnale positivo, tuttavia, emerge dall'analisi delle deleghe assessorili. Le donne oggi guidano settori un tempo considerati prettamente maschili. Non si occupano più esclusivamente di welfare, ma sono sempre più presenti in ambiti strategici come l'ambiente e il territorio, i lavori pubblici, le risorse strategiche e il patrimonio. Anche la mobilità e i trasporti vedono una crescita della presenza femminile, seppur più contenuta.
Questo spostamento nelle deleghe indica un'evoluzione positiva. Le donne stanno dimostrando competenza e capacità in settori complessi e di grande impatto. Nonostante le difficoltà nel raggiungere la carica di sindaco, la loro influenza nelle decisioni amministrative sta crescendo. Questo rappresenta un passo avanti importante verso una maggiore equità e riconoscimento del loro ruolo.
Dimensioni dei Comuni e Astensionismo Elettorale: Fattori Determinanti
La dimensione dei comuni gioca un ruolo significativo nella presenza femminile alla guida. La quota di sindache risulta più elevata nei comuni di medie dimensioni, quelli con una popolazione compresa tra i 5.000 e i 15.000 abitanti. In queste realtà, le donne sembrano trovare maggiori opportunità per emergere e conquistare la fascia tricolore.
Al contrario, nei comuni più grandi, quelli con oltre 50.000 abitanti, la percentuale di sindache scende drasticamente al 13,3%. Questo dato suggerisce che le sfide per le donne che aspirano a guidare grandi centri urbani sono maggiori. Le dinamiche politiche, le campagne elettorali e la visibilità richieste in contesti metropolitani potrebbero rappresentare ostacoli più ardui da superare.
Un altro fattore critico che incide sulla partecipazione femminile è l'astensionismo. Il dossier ANCI evidenzia come l'astensionismo sia sistematicamente più elevato tra le elettrici rispetto agli elettori. Ottant'anni dopo aver ottenuto il diritto di voto, una parte significativa delle donne sceglie di non recarsi alle urne. Questo fenomeno riduce ulteriormente il bacino di potenziali elettrici per le candidate e indebolisce la loro base di supporto.
Le ragioni di questo astensionismo sono molteplici e complesse, legate a disaffezione politica, mancanza di rappresentanza percepita o difficoltà nel conciliare impegni familiari e vita civica. Affrontare questo tema è cruciale per rafforzare la democrazia e garantire una piena partecipazione di tutte le componenti della società. La strada per la parità di genere nella vita democratica presenta ancora molte sfide da superare.