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Oltre 200 comuni lombardi non dispongono di negozi di alimentari, una situazione critica soprattutto nei centri con meno di mille abitanti. Confcooperative chiede un riconoscimento delle botteghe come Servizi di Interesse Economico Generale per garantirne la sopravvivenza.

Commercio di prossimità a rischio in Lombardia

La Lombardia affronta una crescente emergenza legata alla scomparsa dei negozi di alimentari. Oltre 200 comuni nella regione non dispongono più di un punto vendita per beni di prima necessità. Questa tendenza è particolarmente marcata nei centri abitati di piccole dimensioni.

In ben 47 di questi comuni, il commercio è completamente cessato. Di conseguenza, più di 21.500 residenti si trovano privi di qualsiasi servizio di approvvigionamento alimentare. Questo dato allarmante emerge dall'assemblea di Confcooperative Consumo e Utenza Lombardia.

Il fenomeno è una diretta conseguenza dell'espansione dei grandi centri commerciali e dei numerosi supermercati discount. Questi ultimi hanno spesso soppiantato le botteghe tradizionali, considerate ormai superflue in molte aree.

Marco Bordoli: serve un nuovo modello di sostegno

Marco Bordoli, riconfermato alla presidenza di Confcooperative Consumo e Utenza Lombardia, ha sottolineato la necessità di tutelare i piccoli borghi e il commercio di prossimità. La sua rielezione per un ulteriore quadriennio lo pone alla guida di un organismo che rappresenta 186 imprese cooperative aderenti.

Queste imprese contano 51.769 soci, impiegano 759 lavoratori e generano un fatturato di 569 milioni di euro, secondo il report 2022-2025. Bordoli ha evidenziato la criticità strutturale del settore.

«La Regione Lombardia ha risposto con un bando sul commercio di prossimità, ma gli strumenti attuali non bastano», ha dichiarato Bordoli. «Un'alternativa è il riconoscimento di queste attività come Servizi di Interesse Economico Generale (SIEG)».

Questo riconoscimento permetterebbe un sostegno più strutturale attraverso strumenti dedicati. L'esperienza della Provincia autonoma di Trento, dove questo modello funziona bene nelle aree interne, è citata come esempio positivo.

I Servizi di Interesse Economico Generale (SIEG)

I SIEG sono attività economiche riconosciute dall'Unione Europea come essenziali per la collettività. Sebbene svolte nel libero mercato, possono ricevere sostegno pubblico nel rispetto di specifiche regole sugli aiuti di Stato.

A differenza del regime “de minimis”, che impone un tetto di 300mila euro in tre anni, per le imprese SIEG il massimale di aiuti di Stato può raggiungere i 750mila euro in tre anni. Questo è dovuto al particolare valore sociale delle attività svolte.

Lo strumento SIEG consente interventi più strutturali per agevolare servizi essenziali nei territori. La Lombardia viene invitata a non rimanere indietro rispetto ad altre regioni che già adottano questo approccio.

Centri sotto i mille abitanti i più colpiti

L'assemblea, intitolata “Nei territori, nella Costituzione. Le Cooperative di Consumo e di Utenza lombarde per un’Economia Sociale di mercato”, ha visto Bordoli illustrare l'impegno della federazione. L'obiettivo è promuovere un'economia sociale di mercato, in linea con i principi costituzionali e le raccomandazioni europee.

Le cooperative di consumo nascono per tutelare il potere d'acquisto delle famiglie. Garantiscono l'accesso a beni essenziali anche nelle aree meno servite, mantenendo prezzi competitivi e un forte radicamento territoriale. Le cooperative di utenza, invece, assicurano servizi fondamentali come l'energia.

«Intendo portare avanti questo incarico con la consapevolezza della necessità di rilanciare i negozi di prossimità e la cooperazione di consumo», ha affermato Bordoli. Questo modello è tra i pochi in grado di salvaguardare un segmento di mercato esposto a dinamiche aggressive.

Il presidente ha sottolineato che non si tratta di un fenomeno episodico, ma di una trasformazione strutturale. Il dato più significativo è la concentrazione nei comuni più piccoli. Quasi la metà dei casi riguarda centri sotto i 1000 abitanti. I comuni con meno di 500 residenti sono i più esposti alla perdita dei servizi di prossimità.

«Le cooperative di consumo e utenza rappresentano un presidio concreto», ha continuato Bordoli. «Mantengono vivi i territori e garantiscono servizi essenziali dove il mercato tradizionale non arriva».

Negozi come centri di socialità e servizi

I negozi di prossimità alimentare o misti svolgono un ruolo fondamentale nelle realtà più isolate. Generano una reale ‘sussidiarietà commerciale’, diventando centri di socialità e servizi per la popolazione.

Questi punti vendita sono spesso un riferimento per le necessità primarie dei residenti, ma anche per visitatori e turisti. Contribuiscono a creare un'accoglienza migliore nei territori.

Servizi commerciali a valore aggiunto possono includere la distribuzione di farmaci, la vendita di giornali, punti di smistamento pacchi o spedizioni postali, e la vendita di biglietti per il trasporto pubblico locale. Queste attività sussidiarie rafforzano la prossimità.

La cooperazione di consumo può creare mutuo sostentamento tra produttori, dettaglianti e consumatori. Mantiene servizi essenziali e rafforza il legame tra comunità e territorio. È necessario incentivare la costituzione, l'aggregazione, la crescita e il ricambio generazionale di queste imprese.

Esempi di successo cooperativo

Esperienze come la Cooperativa La Popolare di Lecco, Il Sole e la Terra di Curno (BG) con i suoi 15.000 soci interessati a prodotti bio, o realtà del commercio equo-solidale come Equomercato, dimostrano la capacità del modello cooperativo di adattarsi al mercato mantenendo una forte funzione sociale.

Emblematica è l'esperienza della cooperativa montana di consumo Cooperativa Popolare Familiare 80 (CPF80) di Lavenone. Questo piccolo comune bresciano di circa 500 abitanti, a rischio spopolamento, vede nella cooperativa un presidio essenziale.

La CPF80 garantisce l'accesso ai beni di prima necessità e funge da punto di riferimento sociale per i residenti. Oltre al commercio al dettaglio, la federazione rappresenta anche cooperative di utenza nel settore energetico.

Tra queste figurano le storiche cooperative elettriche alpine come SIEC (Valchiavenna), SEM (Valtellina) e CONIEM (Val Camonica). A queste si affiancano le più recenti Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), come CERcoop a Cernusco e Sun-Fai a Dalmine.

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