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La Camera Civile di Brescia si unisce alle critiche sul nuovo decreto immigrazione. L'associazione contesta gli incentivi per i rimpatri volontari e la limitazione del gratuito patrocinio per gli stranieri.

Critiche alle nuove norme sull'immigrazione

Nuove disposizioni legislative in materia di immigrazione e sicurezza hanno suscitato un'ampia reazione. Il decreto-legge n. 23/2026, proposto dal governo Meloni, introduce misure che hanno generato un forte dissenso. Queste norme riguardano gli incentivi per i rimpatri volontari dei migranti. Prevedono inoltre l'abolizione del patrocinio gratuito per gli stranieri extra UE. Tali provvedimenti sono ora all'esame della Camera dei Deputati.

La Camera Civile di Brescia ha espresso la propria opposizione. Si allinea così all'Unione Nazionale delle Camere Civili. Molte voci istituzionali e associative chiedono ora modifiche. Si sollecita il ripristino della tutela del patrocinio gratuito. Si chiede anche l'eliminazione delle norme che limitano il ruolo degli avvocati. L'obiettivo è evitare che l'avvocatura diventi uno strumento delle politiche migratorie.

Contrasto con i principi costituzionali

Le nuove disposizioni sembrano entrare in conflitto con l'articolo 24 della Costituzione italiana. Questo articolo sancisce il diritto alla difesa. Garantisce l'accesso alla giustizia per tutti. Assicura inoltre i mezzi per difendersi ai meno abbienti. La Camera Civile di Brescia sottolinea questo contrasto. Le norme criticate riguardano il diniego del patrocinio gratuito. Questo si applica agli stranieri extra UE che contestano un provvedimento di espulsione. Indipendentemente dal loro reddito.

L'associazione evidenzia come questo vada contro gli scopi del patrocinio gratuito. Tale istituto dovrebbe proteggere i più deboli. Dovrebbe garantire la tutela legale a chi non può permettersela. La Camera Civile di Brescia ritiene che le nuove regole non rispettino questo principio fondamentale.

Rimpatri volontari e ruolo dell'avvocato

Un altro punto di forte disaccordo riguarda i rimpatri volontari assistiti. L'articolo 30-bis del decreto prevede un compenso per gli avvocati. Questo compenso è stimato intorno ai 615 euro. Viene erogato solo se il migrante effettivamente rientra nel proprio paese. La Camera Civile di Brescia giudica questa misura lesiva. Sottolinea come essa svaluti il ruolo dell'avvocato. Lo trasforma in un mero esecutore delle politiche governative.

L'associazione teme che tali disposizioni possano compromettere l'autonomia professionale. L'avvocato deve agire in piena coscienza. Non dovrebbe essere influenzato da incentivi economici legati all'esito della pratica. La decisione di assumere una difesa non dovrebbe essere predeterminata da tali fattori. Si rischia di condizionare le scelte difensive.

Il Consiglio Nazionale Forense si dissocia

Anche il Consiglio Nazionale Forense (CNF), la massima istituzione forense, ha preso le distanze. Il CNF ha criticato il proprio coinvolgimento istituzionale previsto dalla norma. L'associazione dichiara di non essere stata informata. Non lo è stata né prima della presentazione dell'emendamento. Né durante il suo iter parlamentare. Né dopo l'approvazione.

La norma in questione, introdotta con un emendamento di maggioranza, attribuisce al CNF un ruolo nel processo di rimpatrio. Prevede anche una gestione dei pagamenti per i legali coinvolti. Il CNF chiede al Parlamento di intervenire. Solleva la necessità di eliminare ogni coinvolgimento. Sottolinea che le attività previste esulano dalle sue competenze istituzionali.

Domande e Risposte

Perché la Camera Civile di Brescia è contraria agli incentivi sui rimpatri?

La Camera Civile di Brescia è contraria agli incentivi sui rimpatri perché ritiene che subordinino il compenso dell'avvocato all'effettiva partenza del migrante. Questo, secondo l'associazione, svaluta il ruolo dell'avvocato, trasformandolo in uno strumento delle politiche migratorie e compromettendo la sua autonomia professionale.

Cosa prevede la norma sui rimpatri volontari?

La norma prevede un compenso per gli avvocati che assistono i migranti nei percorsi di rimpatrio volontario. Questo incentivo economico, stimato in circa 615 euro, viene erogato solo a condizione che il migrante effettivamente rientri nel proprio paese di origine. La norma introduce anche un ruolo di collaborazione per il Consiglio Nazionale Forense.

Qual è la posizione del Consiglio Nazionale Forense?

Il Consiglio Nazionale Forense (CNF) si è dissociato dalla norma. Ha dichiarato di non essere stato informato del proprio coinvolgimento istituzionale previsto. Il CNF chiede al Parlamento di eliminare ogni suo ruolo, poiché le attività previste non rientrano tra le sue competenze istituzionali.