Il settore dell'autotrasporto bresciano ha visto la scomparsa di 288 aziende negli ultimi dieci anni. L'aumento dei costi del carburante minaccia ora un'ulteriore fetta di imprese, con una su cinque a rischio chiusura.
Crisi autotrasporto: un decennio di perdite a Brescia
Il panorama dell'autotrasporto nella provincia di Brescia presenta un quadro preoccupante. Negli ultimi dieci anni, il territorio ha registrato la chiusura di ben 288 aziende attive nel settore. Questo dato emerge da analisi recenti che monitorano la salute economica delle imprese di trasporto merci.
La situazione è aggravata dall'attuale impennata dei prezzi del carburante. Secondo le stime dell'Ufficio Studi della CGIA di Mestre, questa crisi potrebbe portare alla chiusura definitiva di circa il 20% delle imprese italiane entro la fine dell'anno. Si parla di circa 13.000 aziende su un totale di 67.000 a livello nazionale.
A Brescia, il calo percentuale delle imprese nell'ultimo decennio è stato del 14,4%. Sebbene questo dato sia inferiore alla media nazionale del 22,2%, il numero assoluto di aziende scomparse, 288, rimane significativo. Le famiglie coinvolte affrontano conseguenze economiche e sociali notevoli.
Il caro gasolio minaccia una impresa su cinque
L'aumento vertiginoso del costo del gasolio rappresenta una delle principali cause della crisi. Per un'azienda di trasporto media, il carburante incide per il 30% sui costi operativi totali. Questo rappresenta una voce di spesa paragonabile solo a quella del personale.
Attualmente, il prezzo del diesel si aggira intorno ai 2,135 euro al litro. Questo significa un aumento del 24% dall'inizio del conflitto in Medio Oriente e del 30,6% rispetto alla fine del 2025. Un pieno di carburante costa oggi 1.067 euro, con un incremento di 207 euro rispetto a un mese e mezzo fa.
Le proiezioni indicano che, continuando su questa strada, un autotrasportatore potrebbe spendere quasi 77.000 euro complessivi per il carburante entro la fine del 2026. Questo si traduce in un aumento di 17.000 euro rispetto al 2025.
Fattori aggravanti: liquidità e pagamenti
La situazione è ulteriormente complicata dallo sfasamento temporale tra il pagamento immediato del gasolio e l'incasso differito dei servizi. Gli autotrasportatori possono ricevere il pagamento per le loro prestazioni anche a 120 giorni di distanza. Questa mancanza di liquidità viene esacerbata dalla presenza di committenti inadempienti.
Inoltre, non sempre le tariffe vengono adeguate in tempo reale all'aumento del prezzo del carburante, e non tutti i committenti rispettano queste variazioni. Anche il taglio delle accise, pur previsto, ha avuto un effetto negativo, annullando il vantaggio fiscale del rimborso sul gasolio professionale.
Il promesso credito d'imposta, inoltre, non è ancora stato attuato. Qualora venisse introdotto, interesserebbe solo una piccola percentuale delle aziende del settore. La CGIA di Mestre evidenzia come, secondo le proprie stime, circa 340 aziende bresciane potrebbero essere a rischio chiusura a causa della crisi attuale.
Le proteste degli autotrasportatori
Di fronte a questa situazione insostenibile, il coordinamento Unitario delle federazioni nazionali dell'autotrasporto merci, Unatras, ha annunciato il blocco dei servizi. Le modalità attuative sono ancora in fase di definizione, ma lo stop effettivo è previsto intorno a metà maggio. Questa mobilitazione rappresenta il culmine di una crisi di settore che affonda le radici in problemi strutturali e che vede nel caro carburante solo l'ultimo, pesante, colpo.